Santa Sofia



E’ qui esposto, un interessante studio del famoso etno-antropologo Giuseppe Pitrè, in cui vengono descritti dei riti particolari che si svolgevano a Sortino, in provincia di Siracusa, luogo in cui la Santa costantinopolitana trovò rifugio per un po’ di tempo prima di trovare il martirio, in determinate situazioni. DA LEGGENDE, USI E COSTUMI DEL POPOLO SICILIANO DI GIUSEPPE  PITRE’ Santa Sofia Il Culto di S. Sofia V. e M:. nel Casale di Zaffaria attraverso i secoli.

Quando l’Arcivescovo Nicola, che governò la chiesa messinese dal 1166 al 1183, elargì terreni <<libere ed perpetue a quanti fossero andati ad abitarvi, con la sola corrispondenza del terraggio per frumento, orzo, ceci e lino>>, tra la popolazione, che ivi andò a risiedervi, trovarono largo consenso gli ecclesiastici greco-basiliani che qui officiarono sino al secolo XVI.

Purtroppo della presenza dei monaci basiliani attualmente nel villaggio di Zaffaria non è rimasto nulla se non la devozione verso i Santi Nicola, Sofia e la Madonna, col titolo orientale di Odigitria  “colei che indica la strada”.

In particolare trovò larga devozione tra gli abitanti del villaggio di Zaffaria, soprattutto dal XVI secolo in poi, la figura di S. Sofia Vergine e Martire. Ma chi era Sofia?

Sofia, vissuta intorno al II secolo d. C., nacque a Costantinopoli ed era figlia dell’imperatore Costante. Su proposta della madre, in segreto fu educata da S. Timoteo al mistero della Trinità e al cristianesimo.

Durante le persecuzioni contro i cristiani portate avanti da Costante, la stessa Sofia fu catturata, imprigionata e torturata. In seguito ad una liberazione miracolosa Sofia fuggì da Costantinopoli e, con un’imbarcazione, raggiunse le coste sicule nella zona di Siracusa. Qui scelse una vita da “eremita anacoreta” e visse per diversi anni nelle caverne situate nel territorio di Pantalica.

Successivamente fu raggiunta da una delegazione del padre, catturata e ricondotta in patria, dove subì il martirio: venne infatti decapitata per ordine del padre, il quale, tuttavia, dopo tre anni si pentì e si convertì.

Tuttavia ci sfugge qualche passaggio nella storia della devozione di S. Sofia a Zaffaria, poiché all’improvviso, verso il XVI secolo il culto nei confronti della Santa Orientale accrebbe in maniera impressionante e divenne così forte che addirittura, per circa due secoli (sino al XVIII secolo), la chiesa madre di Zaffaria, che era dedicata a S. Nicola, fu intitolata alla Santa di Costantinopoli e fu in questo periodo che si arricchì di pregevoli opere commissionate in onore di S. Sofia.

Dunque viene da chiedersi: come mai questo improvviso “interesse” per S. Sofia?

La risposta a questa domanda la possiamo riscontrare in un evento storico che suscitò molto sgomento nell’Europa Cristiana del XV secolo: la presa di  Costantinopoli, da parte dei Turchi Ottomani di Maometto il Conquistatore, nel 1453.

L’evento, che scioccò l’occidente cristiano, fu così descritto da papa Pio II:

<<In quel tempo i Turchi […] strinsero d’assedio con ingenti forze da terra e dal mare Costantinopoli, sede dell’impero d’Oriente[…] Dopo una battaglia durata tredici giorni l’espugnano, la saccheggiano, la distruggono […] insozzano di brutture maomettane il nobilissimo tempio di S. Sofia e tutte le basiliche della città regale[…]>>.

L’evento può essere attualmente paragonato alla caduta delle Torri Gemelle di New York, pianificato e attuato dall’Islam contro l’Occidente, poiché la presa di Costantinopoli o, simbolo della sophia greca e bizantina, sconvolse  profondamente l’Europa come l’evento funesto avvenuto l’11 Settembre del 2001.

santa sofia volto

C’è da chiedersi: cosa lega il piccolo borgo di Zaffaria con questo evento importantissimo che modificò la storia? E cosa c’entra S. Sofia in tutto ciò?

Intorno al XV secolo la chiesa di Roma si trovava immersa in numerosi problemi che ne stavano causando lo smembramento. Ma la sede di S. Pietro da diverso tempo stava cercando di ricongiungersi con il patriarcato di Costantinopoli, la cui scissione era avvenuta nel 1054. Per fare ciò il pontefice, su consiglio  di Gian Filippo De Lignamine, un messinese di famiglia nobile che aveva studiato a Napoli nel circolo di umanisti come Lorenzo Valla ed era venuto a contatto con grandi personaggi tra cui Sisto IV, donò il privilegio dell’Anno Santo a Zaffaria, in Sicilia, terra situata in una posizione strategica nel Mediterraneo, punto d’incontro tra la cultura d’Oriente e quella d’Occidente.

Ma perché dunque fu scelto il piccolo borgo di Zaffaria?

All’epoca dello svolgimento dei fatti Zaffaria era l’unico paese in tutta la Sicilia ad annoverare tra i suoi Santi Patroni, S. Sofia, la quale era una Santa importantissima per la chiesa Orientale e soprattutto per Costantinopoli, in cui era presente la famosa basilica. Per questo motivo probabilmente fu donato il privilegio dell’Anno Santo a Zaffaria.

Insieme a questo oggi troviamo nell’archivio parrocchiale un documento in cui l’Arcivescovo di Messina Moncada del 1798  attesta la presenza delle relique di S.Sofia

.<<Universis, e singulis has praesentes Nostras Letteras inspecturis fidem facimus, atque attestamur, quatenus Nos exhibitis ex parte infrascriptis Sacriis Reliquiis, eas ex authenticis locis fideliter extractos , ac documentis legittimis, et authenticis, Sigilloque bene munitas diligenter recognovimus, sequentis videlicet particulam ex Sacris Ossibus Sanctis Sophiae Virginis et Martyris, quam reverenter adoravimus, et reposuimus in Theca ex argento figurae ovali confecta, Cristallo munita, funicolo ferico rubei coloris bene colligata, Nostroque parvo in cera Hispanica rubra impresso Sigillo pro illud identitate oblignata, et ad majorem Dei Gloriam, suorumque Sanctorum veneratione dono dedimus, et elargiti fuimus ad effectum penes se retinendi, aliis donandi, et in quacumque Ecclesia, vel Oratorio Nostrae Messanensis Archidiocesis publicae fidelium venerationi exponendi…>>.

Nell’importante documento, l’Arcivescovo confermava l’esistenza di un’urna d’argento, munita di cristalli contenente le insigne reliquie di S. Sofia e ne autorizzava la venerazione.

Così dal XVI secolo in poi, nell’antica chiesa parrocchiale del villaggio, furono attuati numerosi interventi e furono commissionate molte opere tutte incentrate su S. Sofia. Tra questi voglio segnalare, oltre a tutta l’argenteria, l’icona di Santa Sofia .

Il dipinto molto propabilmente  faceva parte di un trittico che fu scomposto nel XVII secolo, così come afferma Stefano Bottari, direttore del museo di Messina nel periodo in cui a Zaffaria era presente il Sac. Salvatore D’Agata.  Il trittico perse le parti laterali venne collocato sul fastoso altare   costruito intorno al XVIII secolo. Ignoriamo, comunque chi sia l’autore di questo splendida icona, anche se  porta con se  echi della pittura alibrandesca e sicuramente antoneliana.

In chiesa è conservata anche una splendida ” manta d’argento”   che veniva posta sull’icona di Santa Sofia,.

Inoltre anche la varetta processionale del XVII secolo era stata commissionata per la Santa di Costantinopoli   un discorso a parte merita la già citata manta di S. Sofia.

la MantaLA” MANTA D’ARGENTO” DI S. SOFIA

La copertura metallica ornamentale per le icone votive ha origini molto antiche; tuttavia riscontriamo la loro presenza solo a partire dal periodo bizantino. Etimologicamente la manta trova un richiamo ai termini latini di bractea (ossia lamina sottile specialmente in oro), di mantellum (mantello, coperta), e di pallium (sopravveste). Viene adoperata non solo per il rivestimento di immagini dipinte ma anche per il rivestimento di sculture. In area messinese sono sopravvissute più di venti mante che possono essere a figura intera come nel caso di quella di S. Sofia e più spesso a mezza figura come la più nota Manta d’oro della Madonna della Lettera custodita nel tesoro della Basilica Cattedrale. Tra le statue rivestite di un manto argentato va ricordata la veneratissima scultura della Vergine Immacolata custodita all’interno del Tempio di S. Francesco d’Assisi sul Boccetta. La tipologia ornamentale di questo manto, con i moduli formati da peonie, foglie e boccioli di oppio intrecciate a volute di gusto racoille, si riscontra sulla manta d’argento di S. Sofia.

L’elegante manta applicata su anima in legno, benché condizionata nell’impostazione dall’antica icona sottostante, appare raffinata per la sapiente impostazione plastica e decorativa determinata dalla padronanza della tecnica a sbalzo. Dopo il restauro della tavola cinquecentesca, non è stata più consentita l’applicazione della manta sull’icona. Le caratteristiche tipologiche del lessico ornamentale sono confermate dalla datazione affiancata al bollo consolare: “A.O. 750” (1750). Inoltre è presente lo scudo incrociato e le sigle del facitore “SS” (forse le iniziali di Stefano Stagnitta). La manta di S. Sofia veniva innestata su una base formata da due angioletti che recano un diverso bollo consolare: “PL. 75?” (Placido Lancella).

Lo stesso intreccio ornamentale della manta è presente anche nel bel simulacro di S. Marco custodito nella chiesa madre di Mili S. Marco.

Oggi il culto di S. Sofia non è così radicato nel nostro paese anche se ancora restano echi di questa forte devozione nei numerosi nomi di persone che portano questo nominativo. Oggi S. Sofia viene festeggiata con una Messa Solenne ai piedi del suo bellissimo  altare restaurato  il 18 Settembre.

Esistono numerose S. Sofie. Una S. Sofia fu martirizzata a Roma assieme alle figli Fede, Speranza e Carità; un’altra S. Sofia fu martirizzata a Fermo ed è venerata il 30 Aprile; una S. Sofia fu martirizzata in Egitto ed è venerata in provincia di Rovigo il 18 Settembre e infine S. Sofia vergine e Martire siciliana venerata a Sortino e Ferla il 18 settembre.

vara prima del restauro

Notizia sulla storia della “Vara”

“Vara ” Lignea del XVIII sec.  di pregevole fattura, la “vara” fu utilizzata nei secoli passati per portare in processione per le vie e le contrade del casale di Zaffaria la statua di S.Sofia, la quale godeva di una grande devozione tra gli abitanti del villaggio. In periodi a noi molto vicini la “vara” è stata più volte oggetto di maldestri e sconsiderati interventi che ne avevavno deturpato l’aspetto originario. La “Vara” si presentava smaltata on uno strato di pittura bianca di cui sotto se ne trovava un altro di colore azzurro, ma all’origine, si presentava con una finitura a foglia oro (mecca)  che le dava un aspetto più consono (vedi foto del restauro effettuato nel 2011) Oggi questo pezzo di grande importanza storico-artistica è stato restaurato e riporato agli antichi splendori.

vara  prima del restauro 2

  Zaffaria, dunque, e Sortino, che secondo la tradizione ha tratto la devozione da quella già presente nel nostro villaggio, sono gli unici paesi in tutta la Sicilia a venerare questa Santa importantissima che riesce a far trovare un punto d’incontro tra la chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Il nostro obiettivo, dunque, è quello di ripristinare il culto e la devozione verso la Nostra Santa Compatrona, di rinverdirlo, rinvigorirlo e tramandarlo alle generazioni future, affinché questa storia affascinante non venga inghiottita dal tempo che in modo inesorabile divora le cose.

Chiesa parrocchiale di Zafferia –  particolari dell’altare dedicato  a S.Sofia

I vari momenti del restauro  realizzato dalla ditta CARMELO GERACI

Nel nostro paese si recita un inno in onore di S. Sofia:

<<Tu che nei cieli empirei,

Astro immortal risplendi,

La nostra voce e i supplici,

Vate pietosa, intendi,

Fa paga la sua brama,

D’un popolo fedel

Ch’oggi t’invoca e chiama

Sua protettrice in ciel>>.

<<Sofia, oggi si elevano,

Da questa bassa sfera,

A te di festa i cantici,

Gli accenti di preghiera.

Piega benigna il ciglio,

Martire della fè,

Su noi che nell’esilio,

Esultiam per Te>>.

INAUGURAZIONE DELL’ALTARE RESTAURATO DI S. SOFIA IL 25 MARZO 2011

Intervento di Don Giuseppe Triglia  a Zafferia al termine della celebrazione nella Chiesa parrocchiale in occasione dell’Inaugurazione dell’altare restaurato di S.Sofia il 25/03/2011

Cosi pregavano i nostri Padri! Grazie al Papas Antonio Cucinotta per questo dono della celebrazione della Divina Liturgia in rito bizantino, all’altare restaurato di S.Sofia in questa solennità dell ‘Annunciazione, tanto cara e particolare per i santi della Comunità di Zaffaria che siete voi cari fratelli e per la sua storia sacra. Aria di  festa profumo di giubileo, gustato anche con quest ‘Inno ispirato e melodioso che ha fatto da sottofondo gradevole e delicato ai nostri orecchi.; clima di evento stiamo vivendo qui a Zaffaria stasera, serata di luce, quella stessa della stella vista dai Magi/che è rappresentata in parte in questo altare al centro, sotto l’Immagine di s. Sofia) luce celeste che rimane come memoria santa e inguaribile nostalgia nel cuore dei Cristiani.

Un angolo vivo questo, di radici feconde, robuste, l’inaugurazione di quest’altare restaurato e reso in tutto il suo splendore dal lavoro di tante brave persone che hanno effuso tutta la loro perizia e passione per questo gioiello vostro, nostro. Qui arte e fede si fondono nella liturgia, l’arte per la liturgia che diventa bellezza, per aiutarci a contemplare qualcosa di Dio che è bellezza attraverso l’opera del genio umano, della sua fantasia, della sua arte paziente e laboriosa detta con intarsi di pietre e altri materiali: oggi non più disponibile in natura.

Capolavoro unico e bello per Dio, da parte dell’ uomo credente. Mensa del pane del cielo imbandita per noi a festa, finestra sul paradiso, anticipo di sprazzi di bellezza di Dio che è bellezza. Tutto questo è nostro, ci appartiene perché è patrimonio sedimentato nella fede dei padri di questa comunità; è custodito nella sua memoria liturgica, inciso indelebilmente come dono singolare della sua preziosa e gloriosa per tutta la Città di Messina, storia sacra. Oggi con la Celebrazione di questa Divina Liturgia officiata da padre Antonio Cucinotta con i sacerdoti e diacono e ministri di questa comunità parrocchiale alla presenza così numerosa, attenta e fervorosa di così tanti fedeli, venuti anche da fuori per la circostanza, tutti ci sentiamo più ricchi, perché più consapevoli di essere edificati su fondamenta di radici solide, profonde e resistenti, perché ci siamo riappropriati in qualche modo, tirato fuori dal grembo della Chiesa nostra Madre e della sua viva tradizione, una perla della nostra memoria e identità di cristiani di questa terra, un dono che Dio ha custodito finora anche per noi e per le future generazioni. Attraverso questa modalità di preghiera e di espressione della fede che abbiamo rivissuto stasera, è stata trasmessa a noi dalle passate generazioni la testimonianza di fede dei nostri padri; questo dunque è per noi preziosa eredità da conoscere, accogliere e custodire.

Assaggi di risurrezione in questo tempo della Santa Quaresima spezzata per noi da questa celebrazione festosa dell ‘Annunciazione, che vengono offerti a noi, musica per i nostri orecchi, canto di lode per la nostra voce, delizia spirituale per il nostro cuore, gaudio luminoso per i nostri occhi, respiro di speranza che rinnova la nostra fiducia in Dio Padre buono e nel Figlio suo Gesù Cristo nostro Salvatore, nonostante il nostro peccato, le nostre angosce, miserie e fragilità umane.

Cristo è Luce, Pace, in questo tempo oscurato da venti e nubi di guerra, Via, Verità, Vita, Sapienza del cuore.

In questa solennità evento di arte ma ancora di più di fede, sottolineato dal tempo forte e fecondo della vita della Chiesa, con voi, i vostri sacerdoti, i consacrati i santi di questa comunità che Dio conosce, i vostri anziani, bambini, malati, fratelli tutti, vorrei dire e chiedere questa grazia: “Donaci o Dio la sapienza del Cuore e saremo tuo popolo, tuo popolo santo e gioiosi di appartenerti”. (Abbiamo sperimentato un pezzo di paradiso, rivolti verso Gerusalemme, segno e figura della Gerusalemme celeste, con cui pure siamo in comunione, guardando con atteggiamento orante questo splendido angolo santo e quanto vi è rappresentato, di questa vostra Chiesa Parrocchiale di S. Nicolò di Bari. Ci siamo uniti a tutti i santi in coro, per partecipare alla perenne Liturgia del Cielo di quanti sono già uniti con Cristo e vivono in Lui.

Cosi ancora per noi il Cielo si fa terra; la terra lo accoglie nel suo grembo, come fu nella carne di Bimbo, Verbo fatto Carne nel seno verginale di Maria di Nazaret, la tuttasanta.

Questo mistero oggi celebriamo alla Luce di quella Stella che mai tramonta nei nostri Cuori, sorta in quell ‘alba della nostra vita di fede, il giorno del nostro Santo Battesimo, quando siamo stati innestati in Cristo, diventati figli di Dio e fratelli tra noi. Amen

Padre Giuseppe Triglia

100B1471Icona di S  SOFIA (sec. XVI) a Zaffaria

Nella Chiesa parrocchiale di Zaffaria, edificata dopo il terremoto del 1908, entrando sulla destra, appare alla vista il meraviglioso Altare in marmo policromo con colonne e- preziosi intarsi” dedicato  a S. Sofia, Esso, recuperato dall’antica Chiesa (sec. XVI), è una particolare testimonianza della antica; presenza bizantina, ( La presenza di monaci bizantini e delle loro devozioni religiose è testimoniata in loco, anche dal culto della Madonna Odigitria, nella chiesa di Monalla, e dal culto di S. Nicola, patrono della stessa comunità parrocchiale a cui è dedicata la Chiesa, che vanta anche il singolare privilegio dell ‘,anno Santo, tutte le volte che la festa dell ‘Annunciazione coincide col Sabato santo).

In esso , in alto sta incorniciata elegantemente e in modo raffinato una tavola, che rappresenta una maestosa figura di donna, vestita di bianco con un’ampia tunica pieghettata verticalmente con scollatura, una: cintura a vita alta ampie e lunghe maniche. e un velo bianco che avvolge il capo    come una cuffia. Infine un manto blu orlato avvolge il nostro personaggio contenendolo. Mostra labbra piccole e chiuse. li capo appare leggermente reclinato sulla sua destra, Lo sguardo incisivo con occhi espressivi è rivolto all’osservatore come a scrutarlo.

Un piccolo’ libro chiuso è come contenuto nella mano sinistra mentre con la destra è tenuta con . molta grazia una grande penna, uno stilo raffigurato come un ramo di palma stilizzato.  Sulla sfondo. è raffigurato un paesaggio campestre dove è evidenziato un sinuoso sentiero e in lontananza una piccola montagna verde. In  primo piano ciottoli sparsi e cespugli.

Due angeli in alto, a corpo  nudo, come sospesi  nell’ aria su due nuvolette, con le mani reggono una ghirlanda di fiori sul capo, come a voler incoronare il nostro personaggio.

N.B. Nella tradizione teologica iconografica orientale S.Sofia, più che un personaggio realmente esistito, è una raffigurazione iconografica di Gesù verbo del Padre, a significare  la S. SAPIENZA di CRISTO. a cui venivano dedicate le Chiese Cattedrali (es. S. Sophia di Costantinopoli );  

 

  La Sapienza loda se stessa, si esalta in mezzo al suo popolo Nell ‘ assemblea dell ‘Altissimo apre la bocca, si glorifica davanti alla sua potenza: < lo sono uscita dalla bocca del! ‘Altissime ho ricoperto come. nube la terra Ho posto la mia  dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi. li creatore dell’universo mi diede  un  ordine; il mio creatore mi fece piantare la tenda  e mi disse: fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò; per tutta leternità non verrò meno. Ho officiato nella tenda santa davanti a Lui. Nella città amata mi  ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio paese. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso; nella porzione del Signore, sua eredi> > Sìracìde 24, 1-4~ 8-12

Nessun commento ancora

Lascia un Commento

LETTURE DEL GIORNO

IL SANTO DEL GIORNO