Riscopriamo Zafferia



Zafferia (o Zaffaria) vista da Lucia Scopelliti

La parrocchia San. Nicolò di Bari in Zaffaria, negli ultimi anni ha subito un vera e propria “rivoluzione”, demografica e umanistica. La prima dovuta all’incremento di costruzioni abitative; la seconda a don Riccardo, il ns. parroco che instancabile stimola tutti sempre con nuove iniziative. Il territorio è stato ancora una volta defraudato di tanto verde. Giardini di agrumi trasformati in villette a schiera, colonne di condomini, nei quali le famiglie gareggiano per renderli visivamente gradevoli ,arricchendoli con giardini pensili. L’amministrazione comunale, se debitamente sollecitata, non trascura del tutto questa zona, così non posso parlare di degrado ambientale. Ma non posso trascurare di evidenziare più di una lacuna in alcune contrade, dove è bene sottolinearlo, non sempre vige un autodisciplina e senso civico. Percorrendo la S.S. 114 e svoltando seguendo la segnaletica “Zaffaria”, la strada conduce al centro del villaggio Zaffaria. Che spettacolo magnifico si presenta agli occhi di chi da sempre conosce i luoghi, e ne rinnova l’emozione; ma neanche al primo visitatore, può sfuggire il quadro di queste colline dei Peloritani, ai piedi di Dinnammare che sovrasta lo Stretto di Messina. La valle è splendida con tutte le sue sfumature di verde, e in ottobre sfoggia l’abito con i colori più belli: gialli e verdi in tutte le tonalità. La natura si offre morbida come i fianchi di una donna, e timida come una fanciulla in sboccio. Appena 500 metri e si intravede il campanile della chiesa, il cuore di chi , per lavoro, torna saltuariamente ha un balzo e gli occhi brillano d’emozione. Adesso le nuove costruzioni lo nascondono un po’, ma il paesaggio è ugualmente dolce e sereno.Una ripida salita conduce alla C.da Casciano. Un tempo la strada che conduceva a questa contrada, accoglieva con due grandissimi pini uno a destra e uno a sinistra, quando il tempo era cattivo e il vento soffiava di scirocco o di tramontana, passando a piedi incutevano paura col loro ondeggiare e fischiare più del vento, tutto intorno si coltivavano agrumeti e ortaggi, per questa strada si arrivava al forte e alla proprietà privata dove c’è il pino dalla grande chioma. Oggi la stessa strada nel suo percorso lascia a destra e sinistra villette e isolati, attraversa C.da Macchia ricongiungendosi con la strada principale, circa 500 metri più a monte. Così, completato un km, si può vedere sulla sinistra Villa Cianciafara, simbolo di un passato di nobiltà terriera, oggi la villa è stata riportata all’antico splendore da uno dei discendenti restituendo lustro e distinzione alla C.da Macchia/Cianciolo Più o meno allo stesso punto , ma sulla destra guardando in alto, troneggia con la sua lussureggiante chioma, un pino secolare, direi senza ombra di smentita, simbolo della contrada e riferimento geografico. Mano a mano che si percorre la strada si vedono i nuovi insediamenti che hanno stravolto la bellissima e morbida collina sulla quale campeggiano i resti di un forte militare, Forte Giolitti, uno dei forti a guardia dello Stretto di Messina. Nella memoria visiva di chi scrive , è chiara l’immagine di campi di grano, di distese di ulivi e in primavera una larga parte della collina si ricopriva di purpurei fiori di sulla.

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