Economa, Curiosità del Casale di Zafferia



zafferia 1ECONOMIA, CURIOSITA’, ANEDDOTI DEL CASALE DI ZAFFARIA NEI SECOLI SCORSI

L’economia di un paese di campagna, quale è Zaffaria, in passato era legata alle risorse che era in grado di offrire la terra.

Nei secoli XVI-XVII è attestata la produzione della seta grazie all’allevamento del baco da seta, una fonte di ricchezza questa non solo di Zaffaria ma dell’intera città di Messina assieme alla lavorazione dell’argento di cui restano importanti tracce anche nella nostra vetusta parrocchia (basti pensare alla maestosa manta d’argento di S. Sofia).

Nel secolo scorso in particolare l’economia di Zaffaria era legata al commercio degli agrumi, presenti in quantità abbondanti nelle numerose proprietà che si trovavano lungo la vallata e che oggi, ohimè, sono state soffocate dal cemento e dalla impressionante crescita della città verso la zona sud.

In paese c’erano grossi esportatori di agrumi: Letterio D’Orazio e Antonio e Giuseppe De Luca, dei quali ancora esiste la villa in via S. Pietro nelle vicinanze della piazza. Altri esportatori erano Domenico Morabito, Giuseppe Costa, Benedetto Visalli, Antonino Pio.

La famiglia proprietaria di numerosi terreni era in passato quella dei Grano di cui ancora persiste l’antica dimora nobiliare in contrada Casale. Di questa famiglia voglio ricordare Mons. Gaetano Grano, presidente dell’Accademia dei Pericolanti, studioso di numismatica, paleografia, laureato in medicina, che, essendo Giudice Delegato della Regia Monarchia, nel 1816 intervenne in difesa del privilegio del Giubileo di Zaffaria. Il palazzo Grano era suddiviso in tre parti tante quanti erano i figli. Adesso il palazzo è di proprietà dei fratelli Zaccone e di un tale Costa.

Vicino al palazzo Grano, in via S. Pietro, in contrada Casale, si trovano i resti della chiesa gentilizia di S. Pietro di fronte alla quale svettava la residenza di Tommaso Cannizzaro. La biblioteca di Cannizzaro oggi si trova nell’Ateneo messinese.

In contrada Macchia i terreni erano tutti di proprietà dei Cianciafara, i quali possedevano una villa sulla parte sinistra del torrente, ancora oggi esistente e considerata una delle più belle ville signorili della Sicilia. I Cianciafara erano legati alla famiglia dei Gattopardo a Palermo e Giuseppe Cianciafara, dopo l’unità, divenne senatore del Regno d’Italia.

In paese erano presenti numerosi oleifici e fornaci. Un oleificio si trovava accanto al panificio vicino ad un cancello che immetteva negli agrumeti dei Grano; un palmento si trovava nelle vicinanze della posta. In contrada Monalla si trovavano un oleificio e una fornace che molto probabilmente appartenevano al monastero dei Cappuccini lì situato. Con la legge Siccardi del 1866, i terreni del convento furono espropriati e comprati dalla famiglia Bandiera.

Un’antica famiglia di Zaffaria era quella degli Asmundo: la tradizione racconta che l’antica chiesa parrocchiale di Zaffaria era stata costruita da due sorelle appartenenti alla famiglia degli Asmundo: una aveva costruito la chiesa, l’altra nello stesso tempo solo l’altare di S. Sofia ciò per evidenziare la preziosità del monumento.

Si tramanda che nella contrada delle Petrazze esisteva un caseggiato che si potrebbe identificare con il convento di S. Gerolamo.

A conclusione di questo particolare viaggio nella Zaffaria di un tempo ricordo che un’altra fonte di ricchezza per il villaggio era la cosiddetta cava di Zaffaria situata sopra la contrada Cuba da cui si estraeva una particolare pietra di colore grigio tipica di queste zone.

GIUSEPPE D’URSO

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