La Chiesa Vecchia di San Nicolò di Bari



I nuclei abitativi originari del villaggio di Zafferia denominati  Monalla e  la Cuba nascono in posizione sopraelevatam sui rami estremi della  Y descritta dai torrenti   Bonaccino   Zafferia che, lambendo il cosiddetto fondo delle due fiumare confluiscono in un unico invaso e proseguono fino al mare.

zafferia

La Chiesa Vecchia di S. Nicolò sorge sulla sponda sinistra del torrente Zafferia, a monte dell’antico nucleo abitato della “Cuba” a margine dell’odierno centro abitato, di cui ne costituisce una naturale quinta scenografica caratterizzata da un insieme di aspetti naturali, naturalisti e paesaggistici di particolare interesse ambientale ed un interessante esempio di architettura religiosa di insolita ricchezza tra quelle realizzate lungo le sponde del sistema torrentizio peloritano.

Si ha notizia della chiesa di S.Nicolò di bari da un documento del 1308 riportato da Pietro Sella in Rationes Decimarum Italiae.

Posizionata su una altura sì da difendersi dalle piene alluvionali del torrente, ha un impianto originario di rito greco a navata unica. planimetria Chiesa VecchiaProbabilmente officiata da da basiliani che vi rimasero fino al Cinquecento, ebbe poi notevoli rifacimenti nei secoli XVII e XVIII  con l’aggiunta di due navatelle laterali ed il magnifico portale tardo barocco in pietra calcarea con colonne tortili, raffinati capitelli corinzi e trabeazione classica. La Chiesa vecchia di S.Nicolò di Bari, monumento di eccezionale interesse architettonico  per la quantità e la raffinatezza dell’apparato plastico-decorativo è storicamente legata al privilegio giubilare emesso dal Papa Sisto IV in segno di gratitudine per il propri medico Giovanni Filippo De Lignamine originario di Zafferia, privilegio successivamente confermato da papa Pio VII nel 1817 e Giovanni Paolo II nel 1988.

La chiesa fu utilizzata per le normali funzioni liturgiche sino al giorno del terribile terremoto del 28 dicembre 1908, che causò seri danni alle strutture ed alla copertura senza pero causarne il crollo totale.

zafferia abside

Da una intensa corrispondenza tra la Regia Soprintendenza ai Monumenti di  Palermo, il Corpo Reale del Genio Civile, il Ministero della Pubblica Istruzione, divisione generale delle antichità e Belle Arti e la Regia Sopraintendenza all’arte medievale e moderna della Sicilia, rinvenuta nell’archivio della Sopraintendenza di Messina, si evince che il monumento e le opere d’arte in esso contenute hanno suscitato grande interesse.

La documentazione esaminata, rinvenuta in archivio, copre un’arco temporale che va dal 1923 fino al 1949.

zafferia affreschi catino absidale

Si insiste molto sulla necessita della salvaguardia degli affreschi di Letterio Paladino, sul ripristino strutturale e la copertura.

In seguito inaugurata la nuova chiesa  parrocchiale nel 1930 si decide per il trasferimento degli altari con marmi policromi, nella nuova chiesa dedicata a S.Nicolò e quindi l’abbandono, nel quale la chiesa nonostante i buoni propositi  di salvaguardia, ormai privata degli altari comincia a subire un lento ma inesorabile degrado che ha portato al crollo del catino absidale interamente affrescato da Letterio Paladino ( sec. XVIII)  ed alla progressiva scomparsa di molti elementi decorativi salvatisi dal terremoto, ma non dall’incuria degli uomini

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