VEGLIA DEL GIOVEDI SANTO



La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. (Gv. 1,5)

In prossimità dell’altare della riposizione vengano collocati tredici ceri di cui soltanto uno rimarrà spento sin dall’inizio della veglia. I tredici ceri simboleggiano Cristo e gli apostoli al momento dell’ultima cena. Il cero spento simboleggia il buio della notte, fuori e dentro il cuore di Giuda, nel momento in  cui  esce  dal  cenacolo  per  tradire  Gesù; dice  il Vangelo  di  Giovanni:  “Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte”. (Gv 13,30)

LA NOSTRA  SITUAZIONE  DI  BUIO- mentre  si spengono uno dei ceri e parti delle luci della chiesa

Ho cercato solo le cose del mondo ritenendole indispensabili e non ho cercato Dio come l’unico bene, tutto il bene, il sommo bene della mia vita.  Per questo c’è meno luce.

Non mi ricordo di ringraziare Dio ogni giorno per la vita, per la salute,  per chi  mi  è  caro,  per le  mie  gioie  e  i  miei  dolori.

Per questo c’è meno luce.

Mi sono ribellato agli eventi dolorosi della vita, al fallimento dei miei progetti, rifiutando di vedervi una manifestazione della volontà di Dio.  Per questo c’è meno luce.

Ho  trascurato  il  mio  rapporto  con  Dio  nella  preghiera  e  nella partecipazione  ai  sacramenti  dell’Eucaristia  e  della  Penitenza.

Per questo c’è meno luce.

Non  ho  prestato  attenzione  a  chi  si  trovava  in  difficoltà  e  mi sono  scusato dicendo che anch’io ho i miei  problemi  e  le mie preoccupazioni. Per questo c’è meno luce.

SI RIACCENDONO AD UNO AD UNO TUTTI I LUMINI …………….

Se so ascoltare, interiorizzare e vivere la Parola di Dio, “lampada per i miei passi e luce sul mio cammino”, nel mondo c’è più luce.

Se sono pronto a perdonare e a tornare a sorridere, nel mondo c’è più luce.

Se riesco a vivere nella gioia e a comunicare gioia a quanti stanno accanto e attorno a me, nel mondo c’è più luce.

Se riesco a stringere la mano al mio prossimo e a camminare insieme a lui, nel mondo c’è più luce.

Se so dedicarmi alla mia famiglia e al mio lavoro con coscienza, con impegno, con solidarietà verso chi mi sta accanto,  nel mondo c’è più luce.

Se so ringraziare il Signore per il dono della vita e della salute, per i miei  cari  e  gli  amici,  per  le  gioie  vissute  e  anche per  i  dolori,   nel mondo c’è più luce.

Se so riconoscere e mettere a frutto le qualità che Dio mi ha dato: l’intelligenza, la volontà, i sentimenti, nel mondo c’è più luce.

Se, partecipando alla Messa domenicale, la rendo fermento per la mia vita, nel mondo c’è più luce.

Se continuo ad educarmi all’affetto, al dialogo con gli altri, alla socialità, nel mondo c’è più luce.

Se  nell’incontro  con  gli  altri  non  sputo  sentenze,  non  alimento tensioni, voglia di rivincita, nel mondo c’è più luce.

Se so ricordare al Signore chi mi ha fatto del bene e anche chi mi ha fatto del male, chiedendogli la forza di rispondere al male con il bene,

nel mondo c’è più luce.

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