Cammino Biblico



Cammino-biblico_page_1Carissimi Parrocchiani

questi fogli biblici che sottoelenchiamo, non vogliono essere parole tra le tante che confondono  la nostra mente, ma vorrebbero accompagnare la nostra  famiglia parrocchiale “nella conoscenza” della Bibbia, unica Parola che può illuminare il nostro cuore.

Nello stesso tempo invito tutti  al “cammino biblico”, che da alcuni anni abbiamo iniziato.

Quest’anno continueremo con la lettura e la riflessione comunitaria perché la conoscenza delle Scritture sia anche la conoscenza di Cristo.

                                                                           Con affetto fraterno padre Riccardo

bibbiaCHE COSA E’ LA BIBBIA

Dio si è rilevato all’uomo scegliendo di operare nella cornice concreta della storia, attraverso la sua Parola. Ha cercato,in tempi e luoghi determinati, degli uomini e li ha chiamati a dialogare con lui. Per questo il discorso di Dio all’uomo è disseminato nel cammino di un popolo  particolare, il popolo di Israele. I libri che lo racchiudono formano la Bibbia. La rilevazione di Dio si è dunque attuata nella storia, attraverso fatti e parole che sono culminati nella presenza tra noi del Figlio di Dio fatto uomo, Gesù Cristo.

  1. La raccolta dei libri della Scritturasi è formata in stretto rapporto con questa storia di salvezza.  Le sue pagine riflettono autenticamente, per ispirazione divina, i principali eventi di questa storia e il messaggio ad essi collegato.
  2. La Bibbia è il libro di Dio e degli uomini. Essa è frutto immediato dell’attività di autori umani che scrivono sotto l’ispirazione dello Spirito Santo per proclamare l’opera di Dio, culminante nel Cristo. Glia autori ci trasmettono in maniera indubitabile i disegni di Dio per la salvezza dell’uomo, le sue esigenze, i suoi comandi, le sue iniziative di perdono e di salvezza.
  3. La veracità della Scrittura è perciò la capacità che essa possiede, in virtù della sua origine divina,di trasmetterci l’intera verità sul piano salvifico di Dio per l’uomo di tutti i tempi.
  4. Pur comunicandoci  l’intera verità sul piano di Dio, i libri della Scrittura rimangono gli scritti di un determinato tempo e di una determinata epoca della storia.Essi non  possono perciò contenere precisazioni che si riferiscono a problemi e domande di epoche successive. Tocca alla Chiesa, nella sua qualità di interprete autentica della Scrittura, confrontare i problemi dei tempi successivi con il messaggio permanente della Scrittura, per vedere quali indicazioni emergono per il momento presente.

tratto dal testo “In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

 

Composta da 73 libri ( 46 dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo), la Bibbia è stata scritta da diversi autori nell’arco di 1500 anni circa.

E’ costituita da circa 3 milioni di lettere,

-  31000 versetti

–  1189 capitoli.

Tradotta nel  1500 in 15 lingue, nel 1600 in 50;

All’inizio del 1900 si contavano  500 traduzioni a metà del secolo scorso si raggiunse il numero di 1160.

Oggi, su 6900 lingue nel mondo, la Bibbia sarebbe stata tradotta in 2415 di esse.

Tra le altre curiosità merita un cenno quello sui tempi di lettura. Pare servano 70 ore per leggerla tutta ad alta voce, mentre per una lettura silenziosa si stima servono 38 ore per il Vecchio Testamento e 11 per il Nuovo. Si può coprire un intero anno di meditazioni sul suo contenuto, leggendo quattro capitoli al giorno

. Per saperne di più

I titoli dei libri della Bibbia vengono abitualmente citati in modo convenzionalmente abbreviato. Tutti i libri della Bibbia sono divisi in capitoli e versetti ( la suddivisione del testo biblico in capitoli risale al XIII secolo  e quella in versetti al secolo successivo e furono dettate da esigenze didattiche e liturgiche). Quando si citano brani della Bibbia si usano queste regole:

¨     Il primo numero indica il numero del capitolo (Gen22=Genesi capitolo 22);

¨     Il numero che segue la virgola indica il numero del versetto (Gen 22,3=Genesi, capitolo 22,versetto3);

¨     Il trattino(-) dopo il numero del versetto rimanda ai versetti compresi tra i due numeri citati (Gen 22,3-13 = Genesi, capitolo 22, dal versetto 3 al versetto 13);

¨     Il punto dopo il versetto rimanda ai singoli versetti indicati (Gen 22,3.13 = Genesi, capitolo 22, versetto 3 e versetto 13).

 

Bibbia e vita cristiana

Possiamo leggere la Bibbia come una grande opera letteraria, come una storia d’Israele o come una fonte di informazione teologica. essa è tutto questo. ma non basta. il lettore che si accosta alla Bibbia in maniera distaccata, corre il pericolo di non cogliere il suo scopo primario, che è pratico e dinamico. La Bibbia mira ad operare qualcosa nella vita della persona che la legge. Le verità della Bibbia sono sempre attuali e mirano alla conversione del cuore, all’apertura a Dio.

1)     La Bibbia è attuale. Essa ripropone quegli elementi della natura umana che sono eterni: gli uomini e le donne della Bibbia hanno aspirazioni e debolezze con cui ci identifichiamo facilmente. Il Dio che la Bibbia ci presenta non cambia natura e il suo modo di trattare con gli uomini: è questo Dio che la Bibbia vuole farci incontrare.

2)     La Bibbia è pratica. essa guida gli uomini a Gesù. ci mette in relazione con Dio: la Bibbia si propone in primo luogo di portare gli uomini al loro Salvatore, risvegliando in essi il germe della fede. La Bibbia ha la funzione di alimentare la conoscenza del Padre. Ogni relazione personale implica un dialogo: attraverso le pagine della Bibbia il cristiano sente che Dio gli parla, gli popone un progetto di vita. La Bibbia orienta la nostra condotta: con esempi e con comandi diretti essa mostra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, per cui l’uomo pone la propria condotta a confronto con il modello biblico si sente da esso rimproverare quando sbaglia, e correggere, perchè si rimetta sulla retta via.

3) La Bibbia è per tutti. La Bibbia non è scritta in un codice spirituale segreto, che bisogna prima decifrare per poter capire il messaggio. a patto che venga letta con discernimento, con delle note appropriate e con qualche introduzione, essa è sufficientemente chiara perché il cristiano più semplice ne possa vivere, così come è profonda quanto basta per tenere occupata la mente dello studioso più brillante per una vita intera. Le qualità decisive per studiare con profitto la Bibbia sono più spiratali che intellettuali. Tra quelle che la Scrittura stessa suggerisce, le più importanti sono:,volontà di obbedire, attenzione, pazienza, perseveranza, docilità allo Spirito Santo.

4)     Quali sono le fasi necessarie per un accostamento corretto e proficuo della Bibbia? Sono esemplicate da George Martin nel suo libro: Leggere la Scrittura come Parola di Dio, con quattro verbi:

  1. a)    leggere la Scrittura coma Parole di Dio, che mi offre un progetto di vita e un itinerario di conversione;
  2. b)    comprendere la mentalità di Dio, diversa dalla nostra. I due discepoli di Emmaus avevano letto senza comprendere ciò che Dio voleva comunicare a loro.
  3. c)     ascoltare, aprendo le nostre orecchiee il nostro cuore senza pregiudizi davanti al Dio che ci parla per farsi conoscere e per far conoscere il suo amore;
  4. d)    pregare, perché l Parola di Dio suscita il dialogo della preghiera: ringraziamento, richiesta di perdono, supplica. un vecchio prete ripeteva spesso:Non si comprende solo con la testa, ma con le ginocchia” cioè con la preghiera.

tratto dal testo “In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

.

vita-cristiana

I PROGENITORI E LA CREAZIONE

La creazione è narrata nel primo libro della Bibbia, la Genesi, in due racconti complementari.

Il primo (Genesi 1,2-4) chiamato sacerdotale si apre con Dio all’opera: <In principio Dio creò>

L’origine del mondo e della vita non è accidentale. C’è un Creatore : Dio, che ha fatto tutto.

La creazione è descritta come se fosse stata effettuata in sei <<giorni>>,  attraverso otto atti creatori, ognuno dei quali è introdotto dalle parole: << Dio disse…>>.

Noi siamo di fronte a un trattato di geologia, di biologia o di qualche altra scienza . Il racconto non dice quando la creazione ha avuto luogo, né ci spiega nei particolari come Dio ha fatto esistere la terra e la vita e quanto tempo ha impiegato in questa operazione.

Nei primi tre giorni Dio crea quelle che erano ritenute le strutture immobili dell’universo: la luce, il cielo e il mare, la terra, la vegetazione.  Negli altri tre, Dio crea le strutture mobilidell’universo: il sole, la luce, le stelle, gli uccelli e i pesci, gli animali della terra e l’uomo.

La creazione dell’uomo appare come coronamento di tutto il creato.

Di tutta la creazione, solo l’uomo (maschio e femmina) viene descritto come fatto a immagine di Dio. Questi gli affida il mondo e tutte le creature. La somiglianza con Dio è così costitutiva dalla struttura dell’uomo.

Il secondo racconto della creazione ( Genesi 2,4b-24) è chiamato jahvista, per il fatto che chiama Dio col nome proprio di Jahwè.

Con la polvere del suolo Dio plasma l’uomo (in ebraico adam). Pianta un giardino nella parte orientale dell’Eden, dove l’uomo è destinato a vivere. Questi però non è fatto per condurre un’esistenza solitaria e autosufficiente. Uccelli e animali non gli procurano il genere di compagnia di cui ha bisogno e così Dio crea la donna.

Insegnamento per la nostra vita

  1. Il racconto della creazione è come una professione di fede. Esso ci dicechi è Dio il creatore del mondo, ma anche il Dio vivente che ha una sua vita personale; e ci dice chi è l’uomo: una creatura <<a immagine di Dio>>, chiamata a collaborare con il suo Dio e a guardare a lui con senso di dipendenza.
  2. L’uomo, immagine di Dio, è una persona dotata di una dignità. La sua vita, perché viene da Dio, è sacra e inviolabile. Ha una libertà che deve far crescere in sé e rispettare negli altri. Ha la vocazione a usare il creato per conseguire il proprio bene, attraverso il lavoro.
  3. La creazione e le bellezze del creato, devono far crescere in noi il sentimento dello stupore e del ringraziamento: tutto ciò che di bello ci circonda è stato fatto da Dio, che ci ama.

E’ nella preghiera di ogni giorno che diciamo la nostra lode e il nostro grazie al Creatore.

tratto dal testo “In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

SALMO 8

O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza . Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli. Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perche te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l`hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare. O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

 .

9699282-mela-rossa

ADAMO ED EVA E IL PECCATO

 

Quando l’uomo rifiuta l’unione con Dio è fatale che vada incontro alla sua rovina.

E questo il senso del dramma che sconvolge la condizione umana.

Ecco il racconto del capitolo 3 della Genesi.

Invidioso dell’uomo e della sua felicità, il tentatore, che si nasconde sotto le spoglie di unserpente, lo spinge a dubitare della parola divina, spegnendo la luce della sua fede.

Il racconto lascia intuire come si insinua in lui la tentazione; forse, Dio non è quel Padre che ci figuriamo, è un despota; al Dio della rivelazione si sostituisce un Dio modellato a immagine dell’uomo. Il frutto proibito (dell’albero del bene e del male) rappresenta il potere di stabilire ciò che è bene e ciò che è male. Desiderare di mangiarlo e accarezzare la speranza di essere proprio come Dio, di farsi da sé la propria legge. Ma presto l’uomo sperimenta che non può costruirsi una propria dignità se tronca il rapporto con il Creatore,scopre di essere nudo, cioè debole. Responsabile del disordine che il suo peccato introduce nella creazione, è lui stesso a condannarsile attività destinate al suo sviluppo si rivoltano contro di lui, la natura gli diventa ostile, la morte gli sta innanzi. Il risultato del peccato è inevitabile. Un Dio santo non può vivere con il peccato. Il serpente è il primo ad essere giudicato. Ma anche la donna sperimenterà la sofferenza della gravidanza. Infine il lavoro di Adamo sarà sudore e fatica.

Ma  il Signore Dio non abbandona l’uomo decaduto che è escluso dal paradiso della amicizia divina: gli dona un vestito (nuova dignità) e la speranza di una salvezza (Genesi 3,15). Ma l’uomo dovrà lottare per poter riconquistare la felicità.

Insegnamenti per la nostra vita

  1. Il racconto del peccato originale non riferisce solo un episodio lontano, ma la storia di sempre, anche la nostra vicenda personale. Il peccato è abusare della libertà concessaci da Dio per reclamare una specie di autosufficienza: non abbiamo bisogno di Dio e dei suoi comandamenti –pensiamo -.  Peccato è il non riconoscere il giusto rapporto di dipendenza che esiste tra le creature e il loro creatore.
  2. Ma nonostante questoDio vuole sempre operare una riconciliazione per mezzo del suo Figlio Gesù.Continuamente ci offre la sua misericordia, il suo perdono, per permetterci di realizzare la nostra vocazione di “immagini di Dio”. Occorre accogliere questa azione di salvezza, aprirci a Dio e al suo amore.
  3. All’opera di riconciliazione voluta da diol’uomo risponde e collabora attraverso un serio itinerario di conversione, cha ha come sua tappa necessaria la celebrazione del sacramento della Riconciliazione (la Confessione).

Possiamo così passare dalla solidarietà che ci lega nel male ad Adamo ed Eva  e al loro peccato di origine, alla solidarietà che ci lega alla vite nuova di Cristo.

Tratto dal testo “ In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

.

caino_abele_versetto

CAINO E ABELE

Nel capitolo 4 del libro della Genesi si legge la storia di Caino e Abele.

Adamo ed Eva, dopo il peccato, sono cacciati dal giardino dell’Eden.

Hanno due figli: Caino e Abele.

Il primo si dedica all’agricoltura, il secondo alla pastorizia.

A tempo debito essi portano la loro offerta a Dio; quella di Abele viene accettata, quella di Caino no.

Per la lettera agli Ebrei (11,4) ciò che ha reso accettabile il dono di Abele

non è stato tanto quel che ha offerto, quanto la fede con cui lo ha fatto. Il rancore di Caino manifesta uno spirito molto diverso. Caino che è il maggiore, non sopporta il successo di Abele e vede in lui un rivale così lo stesso moto di orgoglio che ha spinto l’uomo contro Dio, lo eccita anche contro il prossimo.

Il Signore lo avverte:la tua felicità non è compromessa dai successi altrui, ma dipende solo dalla tua condotta personale, che è sempre in tuo potere. Ma ormai dall’orgoglio è nata l’invidia e questa genera l’odio e l’omicidio: Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise”.

Dio maledice l’omicida, lo condanna a una vita nomade.

Ma è assai significativo che, subito dopo, Dio prenda Caino sotto la sua protezione: “Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque lo avesse incontratoDio non ammette la vendetta; non ammette che ognuno si faccia giustizia da se, Dio si riserva di giudicare il colpevole.

Già in questa situazione, descritta dal capitolo 4 della Genesi, sono introdotte le leggi che regolano la giustizia tra gli uomini.

Immagine2

 

.

.

.

Insegnamenti per la nostra vita

Dio gradisce il sacrificio di Abele e non quello di Caino. Possiamo pensare che Dio conosca l’animo di Caino; oppure questo testo vuol esprimere l’assoluta libertà di Dio.

In ogni caso esso significa che Dionon giudica secondo le apparenze,ma secondo la rettitudine del cuore.

Il Signore accetta la nostra preghierasolo se è accompagnata dall’intenzione di vivere secondo la sua Parola.

Perché gli uomini sono lacerati dall’odio, mentre hanno un bisogno assoluto di collaborare tra loro?

Anche questo male discende dal peccato contro Dio.

Infatti ciò che unisce l’uomo ai suoi simili è l’origine comune dello stesso Creatore.

Spezzando il legame interno con questo Padre, i fratelli diventarono estranei l’uno all’altro.

La storia di Caino e Abele è la storia di sempre.

Ognuno tenta di superare l’altro e, quando non riesce, lo sopprime.

E’ la tentazione della violenza, causata dal senso di rivalsa e di invidia.

E’ il male che è nel cuore dell’uomo a provocare la violenza, mentre gli uomini dovrebbero essere fratelli l’uno dell’altro e dovrebbero preoccuparsi di custodirsi, proteggersi, aiutarsi ed amarsi reciprocamente.

Tratto dal testo “ In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

images (3)

DOMANDA DEI LETTORI:

PERCHE’ IL MALE?

E’ questa la prima domanda che ci è stata posta rispondiamo coscienti che questa domanda è nel cuore di tante persone e sperando che essa sia la prima di tante altre.

Questo è un problema che tutti si sono posti e che tutti si porranno.

Questo problema è di sempre, è di tutti, è di ciascuno.

Non c’è chi non debba rispondere, prima o poi, a questa domanda.

Ognuno di noi deve dire un si o un no a questo interrogativo.

Io non accetterei mai un Dio che impedisse agli uomini e alle donne di compiere il male, perché un Dio così ridurrebbe il mondo a un parco di bambocci, a un teatro di burattini.

Noi non avremmo più libertà saremmo come le pietre, le piante e gli animali.

Te l’immagini un mondo immobile come una cava di pietre, tranquillo come un campo di carciofi, irresponsabile come un branco di pecore? Io voglio un Dio che mi crea libero come lui e mi dice: “Ecco, io metto davanti a te il bene e il male, la vita e la morte. Tocca a te scegliere. Tu puoi dire di no anche a me. Però ricordati: se fai il bene vivrai e farai vivere; se fai il male  non vivrai in pienezza la tua vita e non sarai di aiuto per nessuno.”

La violenza, le malattie, le ingiustizie, le sofferenze, derivano da questo stupendo, meraviglioso, unico, terribile dono.

noè_versetto

Dopo la morte di Abele per mano del fratello Caino, la Bibbia ci parla di un mondo corrotto, pieno di male e di violenza per causa degli uomini (Genesi 6).

In mezzo a tanto, male, c’è però un uomo onesto e giusto, che cammina con Dio: è Noè .

Noè ha trovato grazia agli occhi del Signore, perciò viene avvertito del castigo che Dio sta per infliggere a un’umanità ingrata e ribelle.

Dio ordina a Noè di costruirsi un’arca, nella quale devono trovare salvezza lui, sua moglie, i suoi tre figli (Sem, Cam, Iafet) con le rispettive mogli. Inoltre deve introdurre nell’arca un maschio e una femmina di ogni specie di animali per conservarli in vita. Poi è ildiluvio, con cui Dio vuole purificare la terra e distruggere ogni corruzione.

Il racconto contenuto nella Genesi ai capitoli 6-9 assomiglia a racconti babilonesi del tempo. Anche il racconto biblico riflette la memoria di una o più inondazioni disastrose della valle del Tigri e dell’Eufrate, la Mesopotamia. Tuttavia l’autore sacro ha letto in questi avvenimenti un insegnamento eterno sulla giustizia e sulla misericordia di Dio, che mentre castiga i malvagi, salva i giusti (cf. lettera agli Ebrei 11,7).

Il diluvio dura quaranta giorni e solo dopo centocinquanta giorni le acque calano sulla terra. Quando il pericolo è cessato. Noè esce dall’arca e offre a Jahwè un sacrificio: si brucia sul fuoco un animale e un prodotto della terra per riconoscere che tutto appartiene a Dio e che a lui va restituito.

Il racconto del diluvio si conclude con un patto di alleanza tra Dio e Noè e, per mezzo di lui, con tutti gli esseri viventi. Questa alleanza ci viene presentata come una nuova creazione (Genesi 9), come un nuovo punto di partenza per l’umanità.

Per sancire il patto., Dio pone un segno nel cielo: l’arcobaleno, è una condizione: il rispetto del sangue, sede della vita. E Jahwe promette di non maledire più la terra.

noè_arcobaleno_versetto

Insegnamenti per la nostra vita

Ogni peccato fa retrocedere l’umanità intera nel cammino del bene. E se noi, come ai tempi di Noè, ci troviamo di fronte a una umanità piena di male e di violenza, dobbiamo lasciare che la pagina biblica del diluvio ci stimoli alla ricerca del bene e all’impegno  della conversione personale.

Il giusto, come Noè, è sempre davanti a Dio un principio di vita e un fondamento di speranza. Grazie alla sua unione col Creatore, il bene continua ad agire nel mondo.

E’ attraverso Noè, per la sua fede e onestà, che Dio stabilisce un’alleanza di pacecon tutta l’umanità.

Attraverso le acque del diluvio Dio purifica il mondo corrotto e inizia un’umanità nuova.

Attraverso le acque del Battesimo Cristo cancella il peccato, rigenera a vita nuova e da inizio a un nuovo popolo, la Chiesa.

Vivendo la realtà battesimale ( siamo figli di Dio), il nostro rapporto di alleanza e comunione con Dio si rafforza e diventa testimonianza di vita nuova per tutta l’umanità

Tratto dal testo “ In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

images (3)DOMANDA  DEI  LETTORI:

CON DIO

PARLO ANCHE A CASA MIA

Perché bisogna andare a messa tutte le domeniche.

Io con Dio ci parlo anche a casa mia.

Chi ha detto che la messa serve per parlare con Dio?

La messa è l’incontro dei fratelli e delle sorelle che credono in Gesù con il loro Signore e tra di loro.

La messa è la comunità cristiana che si riunisce per ricevere dal suo Signore la forza di vivere come lui è vissuto.

La messa è obbedire al testamento di Gesù: “Fate questo in memoria di me”. Purtroppo le nostre messe assai raramente sono quelle che dovrebbero essere. Spesso sono un insieme di persone che pregano ognuna per conto suo. E allora tanti, come te, dicono: “ Io posso pregare anche a casa mia “.

Cosa fare?.

Certo non abbandonare la messa, ma dare il proprio contributo per farla diventare quello che deve essere.

Fai la tua parte anche tu.

Vai a messa non ti fermare in fondo, canta, rispondi, partecipa e cerca di stringere amicizia con tutti quelli che sono a messa con te.

Allora non dirai più: “ Bisogna andare a messa”, ma come i primi cristiani: “ Non posso vivere senza la messa”.

 I sacerdoti

DOMANDA  DEI  LETTORI:

Perché bisogna andare a Messa tutte le domeniche?

Io con Dio ci parlo anche a casa mia.  Chi ha detto che la Messa serve per parlare con Dio?

La messa è l’incontro dei fratelli e delle sorelle che credono in Gesù con il loro Signore e tra di loro.

La messa è la comunità cristiana che si riunisce per ricevere dal suo Signore la forza di vivere come lui è vissuto.

La messa è obbedire al testamento di Gesù: “Fate questo in memoria di me”. Purtroppo le nostre messe assai raramente sono quelle che dovrebbero essere. Spesso sono un insieme di persone che pregano ognuna per conto suo. E allora tanti, come te, dicono: “ Io posso pregare anche a casa mia “.

Cosa fare?.

Certo non abbandonare la messa, ma dare il proprio contributo per farla diventare quello che deve essere.

Fai la tua parte anche tu.

Vai a messa non ti fermare in fondo, canta, rispondi, partecipa e cerca di stringere amicizia con tutti quelli che sono a messa con te.

Allora non dirai più: “ Bisogna andare a messa”, ma come i primi cristiani: “ Non posso vivere senza la messa”.

I sacerdoti

ABRAMO VOCAZIONE E FEDE

Dopo le vicende di Noè e della famosa torre di Babele, la Genesi ci parla per ben tredici capitoli di Abramo (Genesi cc 12-25), il capostipite del popolo ebraico.

Tra il 2000 e il 1500 a.C. alcuni clan ( gruppi di famiglie) vagavano per la steppa siriana alla ricerca di pascoli per le loro greggi. Tra questi nomadi si devono ricercare le origini degli EbreiAbramo proveniva dal clan di Terahsuo padre. Dopo un periodo trascorso nella bassa Mesopotamia, ad Hur, Abramo si era trasferito ad Harran, crocevia di carovane nell’altipiano dell’Aram tra il Tigri ed Eufrate. Divenuto capo di un clan indipendente, Abramo abbandona la regioneAttraversata la Siria, discende nel sud di Canaan, fissa le sue tende nella regione montagnosa. Si mantiene vivo il ricordo del suo soggiorno a Betel, vicino Gerusalemme, nel Negheb, ad Hebron e a Bersabea. Il quadro storico dell’epoca non spiega del tutto la migrazione di Abramo. La sua ragione ultima sta nella chiamata di Dio.

Gli antenati di Abramo erano idolatri: non che mancasse loro una qualche idea di Dio – sotto il nome di El (nella Bibbia significa Dio) tutte le popolazioni semitiche conoscevano un Dio supremo  – , ma associavano ad esso altre divinità, cioè gli dei della natura, che personificavano le forze cosmiche.

Abramo, guidato da una ispirazione interiore la cui modalità ci sfugge, rigetta quella associazione che corrompeva l’idea stessa di Dio.

La rivelazione di Dio ad Abramo assume la forma della vocazione e della risposta di fede (Genesi 12, 1-4).

Il messaggio di Dio consta di un comando e di promesse.

Abramo deve lasciare per sempre il suo ambiente nativo per essere un giorno a servizio dell’umanità intera, come mediatore di tutti i popoli attorno a Dio.

Dio gli promette una terra e una grande discendenza, anche se la moglie Sara è sterile.

Insegnamenti per la nostra vita

INSEGNAMENTI PER LA NOSTRA VITA

La Bibbia è la storia di un meraviglioso dialogo da una parte incontriamo Dio, che chiama, e dall’altra l’uomo, che risponde.

La Bibbia ci parla della storia di salvezza, che si rende concreta in un popolo eletto, il quale ha il suo inizio in Abramo. Questa storia di salvezza da senso alla vita e alla storia degli uomini, sempre.

Abramo era un anonimo pastore, come tanti altri. Dopo la chiamata di Dio diventa qualcuno: diventa il capostipite di una lunga discendenza che arriva fino a Gesù, attraverso la quale Dio attua la salvezza per tutti gli uomini. La stessa chiamata di Abramo, Dio l’ha rivolta a noi nel battesimo: ci  ha resi suoi figli, ci ha dato l’incarico di essere suoi testimoni.

La nostra risposta, come per Abramo, è la fede: una fede disposta a lasciare le proprie visioni egoistiche per seguire Dio sulla strada che, giorno per giorno, egli ci indicaattraverso la sua Parola.

Tratto dal testo “ In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

 ABRAMO: L’ALLEANZA CON DIO

Abramo, uomo di fede, obbedisce e crede nella grandiosa  promessa che Dio gli  ha fatto.

Ecco i contenuti di questa promessa:

  1. Da Abramo avrà origineuna discendenza numerosa come le stelle del cielo e’ come i granelli  di sabbia della spiaggia. Questa discendenza costituirà un grande popolo.
  2. Abramo  e i suoi  discendenti  avranno un particolare rapporto  di alleanza  con Dio.
  3. In forza di questa alleanza,Dio benedirà Abramo e tutti i suoi discendenti e tratterà gli altri popoli  secondo il loro  comportamento verso di loro.
  4. Tutti i popoli avranno motivo di ritenersi felici in grazia di Abramo e della sua discendenza.
  5. Il popolo dei discendentidi Abramo avrà il possesso della «terra promessa» verso cui Abramo  è diretto.

In questo momento solenne della storia umana, Dio, con Abramo  compie il primo passo .verso la salvezza e verso il Salvatore discendente di Abramo.

Ora Dio stesso vuole legarsi a questo giusto con un patto di alleanza. Finora si è trattato di promesse, e  Abramo ha creduto.

D’ora innanzi ci sarà una specie di impegno giurato, come avviene quando gli uomini  stabiliscono tra loro un legame che li fa diventare solidali come membri della stessa famiglia.

Questa alleanza viene sigillata nel rito di alleanza che Dio impone ad Abramo di preparare.

Abramo prepara degli animali uccisi e divisi in due parti.

Quando cala il sole, nel buio della notte, «un forno fumante ed una fiaccola infuocata» passano in mezzo a quelle parti divise. Dio stesso con questo segno ha compiuto il rito di alleanza.

Così quella notte Abramo comprende che Dio non lo abbandonerà mai più  (Genesi 15).Poi  cambia nome ad Abramo, che si chiamerà Abraham (Padre di una moltitudine) e a sua moglie, che si chiamerà Sara (principessa).

Il cambiamento del nome segna sempre, nella Bibbia, l’inizio di una nuova missione e di una nuova fase di vita.

L’alleanza con Abramo avrà un segno impresso nella carne di ogni maschio:

la circoncisione, come segno della volontà di restare fedeli a Dio e di trasmettere
questo impegno ai figli che saranno generati (Genesi 17)

.

Insegnamenti per la nostra vita

Abramo non ha figli e la terra in cui passa è sempre esposta a varie incursioni. Le apparenze, quindi, sembrano contrastare con le promesse divine; ma Abramo ha fede .

Per lui la fede è fiducia in Dio, adesione alla sua Parola.

Anche per noi la vera felicità non poggia  sulle sicurezze umane ma  sull’amicizia con Dio che  oltrepassa ogni difficoltà.

Di fronte alla fiducia di Abramo, anche Dio si impegna solennemente con un patto di alleanza. Dio sarà sempre fedele a questo patto e promette che lo rinnoverà anche con i discendenti di Abramo. Così  l’alleanza con Abramo passa attraverso il Cristo e arriva fino a noi accompagnata dalla benedizione di   Dio. Questa gratuità esige gratitudine:

partecipare all’ Eucarestia è fare nostra l’alleanza di Dio e il ringraziamento di Cristo.

La circoncisione, segno inciso nella carne, diventa per Abramo il   segno della     appartenenza a Dio.

Per i cristiani il segno di questa appartenenza è il Battesimo.

Questi due «segni» dicono che la nostra vita non può mai  essere vissuta in termini di autosufficienza: essa ha senso nella misura in cui si riconosce di   dipendere da Dio, Creatore e Padre.

Tratto dal testo “ In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

.

ISACCO

Isacco è il figlio  della promessa che Dio ha concesso ad Abramo e a Sara.

Infatti, malgrado Sara fosse sterile e Abramo molto avanti negli anni,

Dio aveva promesso una lunga discendenza, numerosa come le stelle del cielo, ed Abramo aveva creduto a questa promessa.

Ma Sara continuava a rimanere sterile: aveva messo allora – secondo gli usi del tempo – la sua schiava Agar a disposizione di Abramo perché gli generasse dei figli.

Nasce così Ismaele, che però non è il figlio della  promessa di Dio.

Un giorno, Jahwè, accompagnato da due angeli, fa  visita ad Abramo, ricevendone una cordiale ospitalità, e profetizza che Sara entro un anno avrà un figlio. Sara, udendo questo nella sua tenda, non può fare a meno di ridere.

Rimane però incinta e dà alla luce un figlio, cui Abramo impone il nome di Isacco, che significa Dio ha sorriso, è favorevole (Genesi 18, 1-15; 21, 1-7).

Ma per Abramo si prepara un’ altra prova di fede: Dio gli chiede il Sacrificio del figlio Isacco (Genesi 22).

L’uso dei sacrifici umani non era raro ai tempi di Abramo: i responsabili dei clan o dei popoli sentivano il dovere di immolare i figli agli dei per scongiurare la mala sorte. È probabile che anche Abramo si sia lasciato influenzare da questa mentalità cananea e abbia ritenuto di dover offrire il figlio a Dio come dono di fedeltà assoluta. Ma Dio si fa presente per impedire il sacrificio. Rifiuta l’olocausto umano e lo
sostituisce con il sacrificio di un animale.

Diventato adulto, Isacco sposa RebeccaAnche Rebecca è sterile, ma Isacco prega il Signore per sua moglie, che rimane incinta. Da lei nascono due gemelli: Esaù e Giacobbe(Genesi 24-25).

.

Insegnamenti per la nostra vita

La nascita di Isacco manifesta la fedeltà di Dio alle sue promesse. Isacco, nato per volontà di Dio, nonostante l’insufficienza della natura, significherà che la salvezza non è  opera dell’uomo, ma tutta dono di Dio. I fatti successivi saranno ancora più grandi: dopo una serie di nascite prodigiose (Isacco, Giacobbe, Samuele, Giovanni Battista), il Messia nascerà da una Madre vergine.

Abramo attraversa una dura prova quando Dio gli ordina di sacrificare Isacco, il suo unico figlio, il figlio della promessa. Sembra che Dio contraddica le sue promesse. Ma Abramo ha fiducia anche in questa circostanza difficile e strana. Quando tutto sembra incomprensibileDio è vicino ad Abramo e a noi, per ridarci fiducia e farci capaci di superare le difficoltà della vita.

Nella tradizione biblica Isacco è una figura di transizione  tra Abramo e Giacobbe. È il figlio portatore della promessa di Dio ed è grande per la sua fede. Il nuovo testamento (Ebrei 11) lo cita come esempio di fede e lo propone come simbolo della passione e risurrezione di Gesù e nostra.

Tratto dal testo “ In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

LA BIBBIA E LE SUE TRADUZIONI

Ti è mai capitato di trovare delle differenze fra il testo della Bibbia che hai in casa e quello proclamato  di solito in chiesa?

E ti chiedi: “….. ma le traduzioni non sono uniche e valide una volta per sempre?

Vedi, la lingua in cui si traduce è viva e si evolve di giorno in giorno. Non solo, spesso sensazioni, idee e concetti della Bibbia non ci sono più familiari: ad esempio, l’importanza della pastorizia o il valore della luce quando la notte era buio pesto ….

Grosso modo, chi traduce dovrebbe operare una scelta fra tradurre letteralmente parola per parola o tradurre in modo più libero, utilizzando una frase moderna equivalente per significato a quella antica.

La storia delle traduzioni della Bibbia si può far iniziare ne lV secolo d.C. con san Girolamo.

Dai testi originali ebraici, aramaici e greci utilizzando anche precedenti tentativi di traduzione – egli tradusse per i suoi contemporanei in latino. Questa versione fu detta Vulgata. Il  nome è dovuto alla dicitura latina vulgata editio, “edizione per il popolo“, che richiama sia l’ampia diffusione che ottenne sia lo stile “alla portata del popolo“.

Dalla sua realizzazione fino al Concilio Vaticano Il (1962-1965), la Vulgata ha rappresentato la traduzione ufficiale della Bibbia per l’intera Chiesa Cattolica.

Nel 1965 papa Paolo VI commissionò una revisione della Vulgata in accordo con i moderni criteri esegetici e filoloqici. Il primo volume della Nova Vulgata, il Libro dei Salmi, fu pubblicato nel 1969, e l’intero testo fu completato nel 1979.

Circa i criteri di traduzione, per tutti i libri la versione latina venne armonizzata con le edizioni critiche dei testi originali: In alcuni passi, però, Nova Vulgata optò per traduzioni “a senso”, a discapito del testo originale.
Nel 2001′,in un documento ufficiale della Santa Sede venne ribadita la centralità nel culto cattolico del testo latino della Nova Vulgata, al quale le traduzioni bibliche nelle varie lingue nazionali dovevano fare riferimento.
Ma la versione latina non è l’unica traduzione della Bibbia.
Il volgare, oggi non .è più da considerarsi il latino, ma la lingua del “volgo”, dei singoli  popoli e delle singole culture.

La stessa-Costituzione dogmatica del Concilio vaticano I “Dei Verbum” (1965) sostiene che “poiché la Parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo, la Chiesa cura con materna sollecitudine che si facciano traduzioni appropriate e corrette nelle varie lingue, a preferenza dai testi originali dei sacri libri. [ … ]

Inoltre, siano preparate edizioni della sacra Scrittura, fornite di idonee annotazioni, ad uso anche dei non cristiani e adattate alle loro condizioni” (Del Verbum nn. 22.25).


GIACOBBE

Dalla sua realizzazione fino al Concilio Vaticano Il (1962-1965), la Vulgata ha rappresentato la Ti è mai capitato di trovare delle differenze fra il testo della Bibbia che hai in casa e quello proclamato  di solito in chiesa?

E ti chiedi: “….. ma le traduzioni non sono uniche e valide una volta per sempre?

Vedi, la lingua in cui si traduce è viva e si evolve di giorno in giorno. Non solo, spesso sensazioni, idee e concetti della Bibbia non ci sono più familiari: ad esempio, l’importanza della pastorizia o il valore della luce quando la notte era buio pesto ….

Grosso modo, chi traduce dovrebbe operare una scelta fra tradurre letteralmente parola per parola o tradurre in modo più libero, utilizzando una frase moderna equivalente per significato a quella antica.

La storia delle traduzioni della Bibbia si può far iniziare ne lV secolo d.C. con san Girolamo.

Dai testi originali ebraici, aramaici e greci utilizzando anche precedenti tentativi di traduzione – egli tradusse per i suoi contemporanei in latino. Questa versione fu dettaVulgata. Il  nome è dovuto alla dicitura latina vulgata editio, “edizione per il popolo“, che richiama sia l’ampia diffusione che ottenne sia lo stile “alla portata del popolo“.

traduzione ufficiale della Bibbia per l’intera Chiesa Cattolica.

Nel 1965 papa Paolo VI commissionò una revisione della Vulgata in accordo con i moderni criteri esegetici e filoloqici. Il primo volume della Nova Vulgata, il Libro dei Salmi, fu pubblicato nel 1969, e l’intero testo fu completato nel 1979.

Circa i criteri di traduzione, per tutti i libri la versione latina venne armonizzata con le edizioni critiche dei testi originali: In alcuni passi, però, Nova Vulgata optò per traduzioni “a senso”, a discapito del testo originale.
Nel 2001′,in un documento ufficiale della Santa Sede venne ribadita la centralità nel culto cattolico del testo latino della Nova Vulgata, al quale le traduzioni bibliche nelle varie lingue nazionali dovevano fare riferimento.
Ma la versione latina non è l’unica traduzione della Bibbia.
Il volgare, oggi non .è più da considerarsi il latino, ma la lingua del “volgo”, dei singoli  popoli e delle singole culture.

La stessa-Costituzione dogmatica del Concilio vaticano I “Dei Verbum” (1965) sostiene che “poiché la Parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo, la Chiesa cura con materna sollecitudine che si facciano traduzioni appropriate e corrette nelle varie lingue, a preferenza dai testi originali dei sacri libri. [ … ]

Inoltre, siano preparate edizioni della sacra Scrittura, fornite di idonee annotazioni, ad uso anche dei non cristiani e adattate alle loro condizioni” (Del Verbum nn. 22.25).

Insegnamenti p er la nostra vita

Patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe) non sono uomini perfetti, anche se sono gli interlocutori di Dio. Dio, da parte sua, non approva la scaltrezza di Giacobbe. Nonostante gli intrighi e le menzogne, Dio mantiene la sua alleanza con il popolò che si è scelto. La benedizione di Abramo e di Isacco passa, quindi, a Giacobbe. Anche se siamo peccatori, Dio non ritira mai i suoi doni, ma vuole che ci convertiamo per diventarne degni.

Giacobbe percepisce, nel sogno, l’immagine della scala che collega il cielo alla  terra, mentre schiere  di angeli salgono e scendono da essa. È l’immagine del dialogo tra Dio e gli uomini Dio entra in comunicazione  con Giacobbe per

trasmettergli il suo progetto di salvezza. Giustamente alcuni hanno visto in questa  scala la raffigurazione della preghiera attraverso la quale noi entriamo in comunicazione con Dio, per accogliere i suoi progetti e la forza per realizzarli.

La lotta tra Dio e Giacobbe è la lotta della fede.

Tutti  i credenti sono chiamati  a viverla. Noi interroghiamo Dio, ma ciò che egli ci dà non è una risposta: è la sua benedizione, l’assicurazione della sua presenza nella nostra vita. Nella misura in cui ci sentiamo deboli e poveri, come Giacobbe dopo la lotta, possiamo accogliere in noi la forza di Dio.

Tratto dal testo “ In ascolto della Parola” di Don Luciano Marzi

Nessun commento ancora

Lascia un Commento

LETTURE DEL GIORNO

IL SANTO DEL GIORNO