BENEDIZIONE DELLE PALME E S. MESSA



 

Il cammino percorso sulla strada della fede non è mai inutile, nemmeno quando è oltremodo faticoso e sembra portare a nulla perché ci pare che Dio non risponda o sia lontano dalla nostra vita; oppure quando facciamo dei buoni propositi per cercare di migliorare qualcosa di noi stessi e puntualmente siamo smentiti dalle nostre incoerenze.
Forse è così che ci sentiamo ogni anno quando, arrivati al termine della Quaresima, ci voltiamo indietro e, guardando al percorso fatto durante sei settimane, ci sembra di essere ancora al punto di partenza, mentre la Pasqua arriverà anche quest’anno e rischierà di trovarci, come sempre, impreparati.
Ma se ci siamo messi anche solo in atteggiamento di ascolto della Parola, quella vera, quella che illumina ogni uomo, quella che viene data una volta per sempre e non viene smentita, allora ci rendiamo conto che il tempo, nessun tempo, nemmeno quello che abbiamo iniziato il 22 febbraio e che concluderemo in questi giorni, è stato un tempo perso o buttato via.
Se, guardando indietro, ci accorgiamo che avremo avuto il coraggio di affrontare il deserto, per mettere, sì, alla prova noi stessi, ma anche per ascoltare la Parola di Dio che vale addirittura più del pane di ogni giorno, e che è capace, come l’arcobaleno dopo il diluvio, di riportare pace tra noi e Dio, tra noi e i nostri fratelli, e pure tra noi e noi stessi, sono certo che non avremo camminato invano, anche se quel sacrificio che ci eravamo proposti non siamo riusciti a portarlo avanti perché… perché non siamo perfetti, altrimenti non avremmo nemmeno bisogno di camminare verso il cielo, in quanto vi abiteremmo già.
Se ci accorgiamo che avremo fatto lo sforzo di salire sulla montagna dell’incontro con Dio e avremo anche affrontato la nube del mistero che spesso ci nasconde il suo volto e ci fa provare paura e smarrimento, sono certo che non avremo camminato invano, anche se il tempo che avremmo voluto dedicare alla preghiera è stato meno del previsto, perché la preoccupazione per un lavoro sempre più incerto ha turbato i nostri pensieri.
Se avremo cercato di mandare all’aria un modo fasullo di vivere la fede, che grida allo scandalo di fronte alla croce, o ancor peggio la giudica una stoltezza, non avremo camminato invano, anche se il nostro rapporto con la croce e la sofferenza è stato di spontaneo rigetto, perché, in fondo, soffrire non piace a nessuno.
Se in questo tempo ci saremo innamorati ancor di più di Dio, come risposta al suo amore che è talmente grande da aver compassione di noi anche quando mettiamo a morte suo Figlio, non avremo camminato invano, anche se le opere di misericordia che ci eravamo proposti di fare sono state scarse, forse anche perché con i tempi che corrono si cerca di stare molto attenti ai soldi che escono dalle nostre tasche.
Se entrando in chiesa, avremo avuto il coraggio di fissare un po’ di più il nostro sguardo su Gesù crocefisso, che non è certo un bel vedere, perché a noi Dio piace pensarlo sempre forte e pieno di vita per tutti, non avremo camminato invano, anche se in questo periodo, magari, non abbiamo creato grandi occasioni per incontrarci con il Cristo Crocefisso che si riflette come una sindone sul volto dei nostri fratelli malati, anziani o sofferenti.
Se accetteremo di seguire le orme della Croce e dell’Uomo che la porta, che oggi acclamiamo come re e venerdì appenderemo al patibolo, e nonostante questo riusciremo a riconoscere in lui il Signore della Vita, allora questa Quaresima non avremo per nulla camminato invano.

 

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