Mons.Rocco Gangemi



Sabato 17 marzo, alle ore 17, nella Basilica Cattedrale di Messina l’Em.mo Signor Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ha conferito l’Ordinazione Episcopale a Mons. Santino Gangemi, Arcivescovo titolare eletto di Umbriatico e Nunzio Apostolico nelle Isole Salomone. Mentre gioiamo e ci rallegriamo per questo dono che Dio fa alla sua Chiesa, ci uniamo in preghiera per invocare la Grazia del Signore a sostegno della delicata missione affidata dal Santo Padre a Mons. Gangemi nelle Isole Salomone

.Un breve curriculum:

Il Rev.do Mons. Santo Rocco Gangemi è nato a Messina, il 16 agosto 1961. Proveniente dalla Parrocchia “San Nicolò di Bari” – Zafferia (Messina), dopo aver frequentato le scuole primarie, è stato accolto nel Seminario Arcivescovile San Pio X di Messina, dove ha seguito i corsi fino al conseguimento maturità classica, presso il Liceo StataleGiuseppe La Farina.

Alunno del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni per i corsi di Filosofia e Teologia, ha ottenuto il Baccellierato in Sacra Teologia nel giugno 1985.

È stato ordinato Diacono il 9 ottobre 1985 e Sacerdote il 28 giugno 1986 nella Protometopolitana Basilica Cattedrale Santa Maria Assunta di Messina dall’arcivescovo S. E. Mons. Ignazio Cannavò.

Tornato a Roma, è stato alunno dell’Almo Collegio Capranica e ha seguito i corsi di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana ottenendone la Licenza e il Dottorato (24 aprile 1990), con la difesa della tesi La vita e l’attività del Cardinale Domenico Capranica, edita nel 1992 dalla casa editrice Piemme.

Dal luglio 1987 al settembre 1990 ha svolto il compito di Vicerettore e Padre Spirituale del Pontificio Seminario Romano Minore Vaticano.

Accolto alla Pontificia Accademia Ecclesiastica nell’ottobre del 1990 ha seguito i corsi di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense conseguendone la Licenza nel giugno 1991.

Il 1º luglio 1991 Stato nominato Addetto di Segreteria nella Nunziatura Apostolica in Marocco e quindi ha continuato in quella d’Italia fino al 1994.

Ha svolto il proprio servizio nelle Rappresentanze Pontificie come Segretario di Nunziatura presso le Nunziature Apostoliche in Romania dal 1994 al 1997, a Cuba dal 1997 al 2000, in Cile dal 2000 al febbraio 2002; come Consigliere di Nunziatura presso le Nunziature Apostoliche in Cile dal 2002 al 2003, in Francia dal 2003 al 2007, in Spagna dal 2007 al 2010, ove è stato anche Delegato del Commissario del Padiglione della Santa Sede all’Esposizione Internazionale di Zaragoza nel 2008.

Nel marzo del 1994 è stato nominato Cappellano di Sua Santità; Prelato d’Onore di Sua Santità nel luglio 2004.

Il 1º marzo del 2010 è stato trasferito alla Nunziatura Apostolica in Egitto e il 23 aprile dello stesso anno è stato nominato Delegato Aggiunto della Santa Sede presso l’Organizzazione della Lega degli Stati Arabi.

Interessato alla storia e alle tradizioni ecclesiastiche messinesi, ha collaborato col mensile diocesano La Scintilla.

ARTICOLO TRATTO DALLA GAZZETTA DEL SUD

Monsignor Gangemi nominato arcivescovo Una vita per la C.hiesa in Marocco, Cuba, Cile ed Egitto. Delegato negli Stati Arabi

Le campane ieri a Zafferia, quando era da poco trascorso mezzogiorno, hanno suonato a festa. Per Santino, per quel “figlio” da tanto tempo lontano, ma che è sempre rimasto nel cuore di tutti. Qualche minuto prima l’arcivescovo Calogero La Piana, aveva annunciato in Curia la nomina, da parte del Sommo pontefice Benedetto XVI, di mons. Santo Gangemi ad arcivescovo di Umbriatico (antica diocesi che oggi esiste solo sulla carta) e a Nunzio apostolico nelle Isole Salomone.

Messinese, 50 anni, una vita per il prossimo, spesso in giro per il mondo a portate la parola dei cristiani. Così come sarà chiamato a fare adesso, con la nomina a Nunzio Apostolico nelle Isole Salomone, nazione insulare dell’Oceano Pacifico, a est di Papua Nuova Guinea. «È la prima volta che mi capita di annunciare una notizia del genere – ha detto ieri un emozionatissimo arcivescovo La Piana, che ieri festeggeva anche i suoi 60 anni – e sono felice di poterlo fare per una persona a cui tanti vogliono bene come Santo Gangemi».

Nato a Messina, il 16 agosto 1961. Proveniente dalla parrocchia “San Nicolò di Bari” di Zafferia, dopo aver frequentato le scuole primarie, è stato accolto nel Seminario arcivescovile San Pio X di Messina, dove ha seguito i corsi fino al conseguimento della maturità classica, al Liceo statale Giuseppe La Farina. Alunno del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni per i corsi di Filosofia e teologia, ha ottenuto il Baccellierato in Sacra Teologia nel giugno 1985. È stato ordinato diacono il 9 ottobre 1985 e sacerdote il 28 giugno 1986 nella Protometopolitana Basilica Santa Maria Assunta dall’arcivescovo mons. Ignazio Cannavò.

Tornato a Roma, è stato alunno dell’Almo Collegio Capranica e ha seguito i corsi di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana, ottenendone la licenza e il dottorato (24 aprile 1990), con la difesa della tesi “La vita e l’attività del Cardinale Domenico Capranica”, edita nel 1992 dalla casa editrice Piemme.

Padre S.Gangemi

Dal luglio 1987 al settembre 1990 ha svolto il compito di vicerettore e padre spirituale del Pontificio Seminario Romano Minore Vaticano.

Accolto alla Pontificia accademia ecclesiastica nell’ottobre del 1990 ha seguito i corsi di Diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense, conseguendone la licenza nel giugno 1991. Il 1º luglio dello stesso anno è stato nominato Addetto di segreteria nella Nunziatura apostolica in Marocco e quindi ha continuato in quella d’Italia fino al 1994. Ha svolto il proprio servizio nelle Rappresentanze pontificie come segretario presso le Nunziature Apostoliche in Romania dal 1994 al 1997,

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a Cuba dal 1997 al 2000,

in Cile dal 2000 al febbraio 2002; come consigliere di Nunziatura presso le Nunziature Apostoliche in Cile dal 2002 al 2003, in Francia dal 2003 al 2007, in Spagna dal 2007 al 2010, ove è stato anche Delegato del Commissario del Padiglione della Santa Sede all’Esposizione Internazionale di Zaragoza nel 2008.

Nel marzo del 1994 è stato nominato cappellano di sua Santità; prelato d’Onore di sua Santità nel luglio 2004. Il 1. marzo del 2010 è stato trasferito alla Nunziatura Apostolica in Egitto e il 23 aprile dello stesso anno è stato nominato Delegato aggiunto della Santa Sede presso l’Organizzazione della Lega degli Stati Arabi.

E proprio in Egitto si trovava ieri quando è stato raggiunto dalla notizia della nomina,

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che ha regalato tanta gioia anche a mamma Mattia, papà Francesco

e alla sorella Antonella, che da sempre hanno seguito il percorso di “Santino”, il prete venuto da Zafferia.

FONTE : Gazzetta del Sud

di   Mauro Cucè

18 marzo 2012 La Chiesa gremita per assistere alla celebrazione della SS. Messa domenicale da parte del nuovo Vescovo. Grande partecipazione  per la celebrazione della prima SS. Messa da Vescovo di Mons. Santino Gangemi. nella Chiesa di S. Nicolò di Bari a Zafferia, la Parrocchia dove è cresciuto – come precisa – con gli insegnamenti  e i rimproveri di Padre Consolo. Sull’altare anche Il Parroco Riccardo Cardullo, il Vice Parroco Salvatore Puleo e il diacono Carlo Mazzagatti.

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Omelia : Domenica in Laetare  18 marzo 2012

L’odierna domenica segna la metà del cammino quaresimale e attraverso la liturgia della parola e i testi eucologici ci invita quasi a sostare e a prendere fiato prima di affrontare l’ultimo tratto di cammino quaresimale, che ci poterà all’Incontro con il Risorto.

Ancora è lontana la meta pasquale, ma oggi già siamo avvolti dalla sua luce, anche se non nella forza del suo fulgore.

L’antica sapienza della Chiesa evidenzia questa sosta con un colore differente, che certamente avremmo utilizzato se avvenimenti circostanziali non avessero consigliato l’uso di paramenti più festivi.

La Parola di Dio apre il nostro cuore alla speranza e lo solleva dall’abisso in cui era precipitato a causa del peccato: II Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatti rivivere con Cristo”. Questo amore, manifestatosi in tutta la sua forza
attraverso l’incarnazione, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù, era già stato mirabilmente prefigurato attraverso segni e avvenimenti fin dall’Antico Testamento.

Se l’uomo, per la sua infedeltà si era allontanato da Dio, questi era rimasto fedele, pronto a commuoversi e a cambiare d’idea al minimo cenno di pentimento; non si è mai lasciato sopraffare dall’egoismo, ma per primo ha teso la mano al perdono e alla riconciliazione.

La liberazione, anche se chiesta dall’uomo, è sempre da leggere nella prospettiva della gratuità, in quanto supera di gran lunga quanto si spera e oltrepassa la logica giuridica umana del giusto e del diritto, che si fonda sullo sforzo e sul merito. L’agire di Dio, mi si permetta l’iperbole, si radica
“sull’ingiustizia della generosità”, che mentre non toglie ciò che è giusto, da oltre l’insperato!

Nel dialogo fra Gesù e Nicodemo si manifesta ancora una volta quest’amore imprevedibile di Dio, che non si lascia sopraffare dalla disobbedienza dell’uomo ma supera l’uomo con la sua generosità.

Che il serpente fosse profezia di una realtà più grande e importante già lo avevano compreso gli ispirati scrittori dell’antico testamento, che nel libro della Sapienza scrivevano: ” Chi si volgeva a guardarlo era salvato non da quello che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti” (Sap. 16,7).

«Volgersi a guardare» vuoi dire convertirsi e ritornare a Dio nella penitenza, purificare la propria casa interiore, i propri propositi e i propri pensieri.

Questo segno, fatto su ordine di Dio e con la stessa forma del segno di morte, ci indica che la salvezza viene da Dio, ma si media attraverso la creatura, prende corpo nelle sembianze della carne mortale: «Dio mandò il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato per vincere il peccato» (Rm 8,3).

Ci troviamo così di fronte al prezioso dono gratuito del Padre che vuole che crediamo nel Figlio per non morire, ma per avere la vita eterna.

E’ un grande segno di amore dare la propria vita per chi si ama; però è un gesto ancor più grande dare la vita del Figlio ed offrirla quando si ha la certezza che chi la riceve il più delle volte è “ancora lontano”!

Alla luce di questo mistero si comprende appieno la seconda lettura di questa liturgia.

Paolo parla di Dio come «ricco di misericordia. Aggiunge poi che “per grazia siete stati salvati, con lui siete stati risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli”. E’ un messaggio di speranza quello che oggi ci viene annunziato!

A noi è chiesto di credere a quest’amore inaudito del Padre: “Chi crede in lui non è condannato”.

Nel confronto quotidiano con l’amore del Padre si gioca tutto il nostro futuro.
Chi crede e accoglie Cristo è un figlio del Regno ed è già dentro le “ultime cose”, ma chi non accoglie Cristo e non riconosce e confessa l’amore del Padre si auto-esclude dalla salvezza; non permette a Dio di intervenire nella propria esistenza e continua a scappare lontano e a “scialacquare le sue sostanze”.

Giovanni chiude questa pericope con l’immagine della luce, a lui tanto cara. La luce è la prima creatura di Dio (Gen 1,3); è la prima parola di Dio, finché poi tutta la sua parola diviene luce sul cammino dell’uomo (Sal 119, 105).

Nella pienezza dei tempi quella Parola eterna, pronunciata prima di ogni tempo, si fece luce per gli uomini (Gv 8,12), fino a dare la vita per essi; e “la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,4).

“La luce brillò nelle tenebre” (Gv 1,5), ma gli uomini hanno amato le tenebre più della luce” (Gv 3/19b), anzi cercarono di sopraffarla, ma non ci riuscirono (Gv 1,5).

Essere di fronte a Cristo è essere di fronte alla luce: quando si è illuminati, si appare per quel che si è; la nostra verità non può nascondersi e i travestimenti non sono possibili. Accogliere Cristo è offrire la propria faccia a lui per essere illuminati; è riconoscere dinanzi a lui ciò che siamo e lasciare che egli ci illumini e ci trasfiguri con la sua luce. Nascondersi da questa luce vuoi dire amare le
tenebre, ricercare la finzione, chiudersi nella propria nullità di menzogna e di tenebra: chi si difende dalla luce non vuoi vedere; chi non vuoi vedere non vuoi comprendere; chi non vuoi comprendere non “fa la verità” e non brama la salvezza.

Se la ricerca della luce è un impegno per tutti, lo è in special modo per il vescovo, posto come candelabro per illuminare e costituito araldo della luce.
Nella preghiera che veniva recitata dopo l’unzione crismale, nell’antico rito, si diceva tra l’altro: non ponat lucem tenebras, nec tenebras lucem.

Quanto sono attuali e valide anche oggi queste parole e quanto fanno tremare di fronte alla consapevolezza della propria indegnità e della troppa umanità.

Tuttavia il vescovo non brilla di luce propria, ma di luce riflessa, cioè di quella luce che viene da Cristo, che illumina la propria vita e che la rende attraente anche per gli altri.

Da qui nasce un impegno che deve essere reciproco e condiviso: io mi sforzerò di essere questo Trasparire della Luce di Cristo, ma nella coscienza di non essere capace da solo, ho bisogno dell’aiuto di tutti.

L’aiuto di voi, che siete qui, l’aiuto di quanti ci hanno preceduto nel cammino della fede, l’aiuto dei santi e della Vergine, madre della Luce e mirabile annunciatrice del cammino di salvezza.

Vorrei terminare ancora con una parola di gratitudine. Dire grazie potrebbe sembrare banale, ma credo che in questo semplice termine si racchiudono sentimenti ed emozioni altrimenti difficilmente esprimibili. L’ho scritto in questi giorni a chi mi faceva gli auguri, ci tengo a ripeterlo in questo momento: ogni vocazione non è mai frutto egoistico di qualcuno, ma è la sinergia di tanti.
Credo di poterlo affermare senza timore di errore che la mia vocazione nel suo nascere, svilupparsi, maturare, oserei dire arrivare a compimento è anche frutto di questa comunità cristiana, iniziando dai miei genitori, sorella parenti amici, conoscenti.. potrebbe allungarsi all’infinito la catena dei volti e dei nomi.
Tutti hanno seminato qualcosa, chi più chi meno, ovviamente, ma tutti oggi debbono gioire con me e essere fieri che un figlio di questa terra è stato chiamato al Sommo sacerdozio.

Per questo con la consapevolezza della imperfezione mi affido ai Santi nostri patroni a Sofia e a Nicola, che cantiamo come “della fede vindice ed inclito assertore”, perché io possa sempre difendere il deposito che è stato deposto nelle mie mani con la parola, le opere e l’esempio; mi metto sotto al protezione della Madonna Odigitria mi sia essa maestra affinché nulla tema, sia sempre vigilante, non abbia mai timore; abbia sempre la certezza che non mi verrà mai meno il Suo aiuto materno, se io come figlio non mancherò mai di affidarmi a Lei lasciarmi accompagnare nel mio cammino.

Per tutti voi invoco la ricchezza di doni celesti; quelli che solo una madre sa concedere prima ancora di chiederli e che superano di gran lunga ogni umana aspettativa.

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Nell’Omelia Mons. Santino Gangemi ha voluto ricordare i tempi in cui lo hanno visto chierichetto in quella chiesa dove oggi è tornato da Vescovo. Questa nomina – aveva detto – mi riempie di emozione perché non è semplicemente un incarico che si aggiunge agli altri, ma è l’esser chiamato a una responsabilità nuova. E’ riuscito, con le sue parole, a strappare un sorriso a quelle persone anziane che non potevano non essere presenti alla solenne cerimonia che vedeva protagonista “il Vescovo di Zafferia” o per meglio dire il “Santino Gamgemi” che hanno visto crescere e formarsi nella comunità del piccolo Villaggio.

Nel corso della celebrazione Padre Riccardo Cardullo ha consegnato la Croce da petto che tutta la comunità ha voluto regalare al neovescovo.

Fotografie tratte dall’archivio della Parrocchia S.Nicolò di Bari in Zafferia Messina

Alla fine della SS. Messa una lunghissima fila di persone attendeva per fare gli auguri ed abbracciare il nuovo Vescovo.

Mons. Santino Gangemi si è congedato dalla folla, presente in suo onore, con una foto collettiva sui gradini della Chiesa tenendo per mano una signora molto anziana con problemi di deambulazione.

In questa occasione e per la prima volta in Sicilia, è stato eseguito il “Te Deum” composto dal maestro di Mussomeli, Giovanni Geraci che da tempo vive a Verona, dove insegna. La celebrazione è stata animata dal Coro diocesano di Messina formato da un centinaio di coristi, coordinati dal m° Angelo Cannata e diretti dal m° Nazareno De Benedetto.

Tempostretto.it – Tito Lanciano

Stemma di

S. Ecc. Monsignor

Santo Rocco Gangemi

Arcivescovo Tit. di Umbriatico

Nunzio Apostolico

nelle Isole Salomone

(2012)

disegnato per conto del Titolare

stemma episcola di S.E.Santo Gangemi

nella sua raffigurazione plastica, lo stemma di Mons. Gangemi vuole raffigurare quanto dice il motto latino: vide ut sileas, noli timere: vigila affinché tu sia tranquillo, non temere. Questa frase biblica è un’esortazione che viene rivolta al Vescovo, e da questi a quanti incontrerà nel suo ministero pastorale. La vigilanza, rappresentata dalla torre, è anche una virtù propria del Vescovo, colui che è chiamato a vigilare. Il pieno affidamento alla volontà di Dio è raffigurato invece da un leone accovacciato e seduto, legato ad un albero. Il leone, che ricorda anche le origini messinesi del Monsignore, viene rappresentato seduto ai piedi dell’arbusto, e vuol indicare la piena fiducia ed affidamento nella parola di Dio. Il terzo è un elemento prettamente mariano, la rosa dei nostri monti, per ricordare la forte devozione alla Vergine Maria.

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Santo Gangemi

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