La storia



zafferia 1
Scheda della Parrocchia

Data di erezione della parrocchia: 26. 7. 1921;

Date delle prime registrazioni:

- nei registri dei battesimi: 20. 1. 1618;

- nei registri dei matrimoni: 18. 5. 1621;

- nei registri dei morti: 1. 5. 1621;

Abitanti nel

1737 (Di Pasquale): 381

1713 (Amico): 488

1840 (La Farina): 538

1963 (Arcidiocesi): 2000

1991 (Curia): 3500

2000 (Comune): 5000

zafferiaEtimologia di un nome: “Roccia tra i fiumi”

I nomi delle città, dei paesi, delle contrade, spesso portano con se nascosta una storia che affonda le sue radici nel passato lontano, fatto di volti, di storie che formano l’identità di una comunità ben precisa.

Così anche per noi il nome del nostro paese si presenta con due diverse diciture.

Un cartello giù al bivio con la statale 114 riporta “Zafferia”, mentre un altro salendo più su, riporta “Zaffaria”… Ebbene chissà quanti si saranno chiesti il perché di queste due diverse diciture (entrambe peraltro valide…) e magari quale sia la loro radice etimologica.

Il nome, come per tanti altri toponimi siciliani, si deve ricercare nell’Arabo, visto che per più di due secoli l’isola fu dominata dai Saraceni, che fra l’altro introdussero nuove e pregiate colture, e proprio dalla voce araba “za’ faràn” che significa zafferano deriva Zaffaria, italianizzato poi in Zafferia .

Ma c’è un’altra tesi che propone un altro termine arabo, “za’ fa” che significa roccia, seguito da “ria”, voce plurale spagnola che significa fiumi ( lo si trova infatti nella seconda parte del nome di numerosi territori spagnoli, portoghesi e dell’America latina). E visto che il nostro villaggio si trova proprio alla confluenza di due fiumare contornate da rocce, e che la dominazione spagnola non è stata da meno di quella araba, si potrebbe arguire che il termine Zaffaria sia una commistione arabo-spagnola.

Quando Pio VII sancì definitivamente nel 1817 il privilegio dell’Anno Santo, scrisse nella sua breve (documento papale) “casale di Zaffaria”.

Tutti i documenti e vecchi timbri del Comune, della Delegazione e della nostra Parrocchia recitano in coro Zaffaria. La tabella del bus di linea indica Zaffaria.

Anche il timbro postale stampiglia Zaffaria.

Un dizionario Siciliano – Italiano edito nel 1857 a Palermo e che contiene anche un indice di nomi geografici siciliani, porta come espressione siciliana Zafaria (con una f), definita “sottocomune aggregato a Messina”, in Italiano Zaffaria.

Tenendo conto di ciò e che le “tradizioni” non vanno mai perdute perché esse sono a servizio di una comunità per la riscoperta della sua identità; vogliamo invitare a riprendere a usare, nelle cartoline, nelle lettere e in qualsiasi genere di corrispondenza il nome antico e importante di Zaffaria. Possa questo essere fondato sulla “roccia” che è Gesù Cristo, che dona al suo popolo “fiumi” di acqua viva.

Notizie del Casale

Le origini di questo casale sono legate a una iniziativa dell’Arcivescovo Nicolò, il quale governò la Chiesa Messinese dal 1166 al 1183. Egli, nel 1176, concesse terreni liberi a quanti fossero andati ad abitare in quella contrada, con la sola condizione che corrispondessero un terratico di frumento, orzo, ceci e lino. Da quel primo nucleo di case coloniche si andò poi sviluppando il casale.

La cura spirituale degli abitanti inizialmente fu presa dal clero greco, basiliano, che coltivò la devozione a San Nicola di Bari nelle due chiese a lui dedicate a Zafferia e a Pistunina e alla Madonna con i titoli squisitamente orientali di Santa Sofia e dell’Odigitria o Itria.

Nel 600 ai greci subentrarono i Cappuccini, che vi rimasero sino alla soppressione delle corporazioni religiose ( 1866 ).

Elemento importantissimo della storia religiosa di questo casale è l’eccezionale privilegio dell’ANNO SANTO di cui gode la chiesa parrocchiale in determinati momenti.

chiesa in costruzioneChiesa Parrocchiale in costruzione anni 20

Dopo il terremoto, alle esigenze del culto si provvide con l’impianto di una delle chiese baracche donate dal Santo Padre Pio X, nel lato opposto del torrente, là dove sorgevano la maggior parte delle abitazioni. Quando poi si passò alla progettazione del nuovo edificio, per comodità della popolazione, fu abbandonata definitivamente l’antica sede e fu utilizzata l’area su cui era sorta la baracca.

Progettista della nuova costruzione è stato l’Ing. Francesco Calabrò e costruttore la ditta Natale Mannino. I lavori si svolsero tra gli anni 1927 e 1930 e la spesa di £.686.000 fu posta a carico della CONVENZIONE 1928.

Il sacro edificio è largo m.10,00, lungo m.22,70 e alto, alla linea di gronda, m 12,00. Ha in più l’abside che prolunga la lunghezza di altri m. 7.00. Il lavoro è stato condotto secondo le norme antisismiche del tempo, con struttura portante costituita da robusti telai in cemento armato collegati da travi e correnti longitudinali. Anche le capriate sono in cemento armato con orditura leggera in legno.

Chiesa nei primi anni 50  con attiguo giardinetto creatro da padre Consolochiesa nuovaIl partito architettonico, sia all’interno che all’esterno, si richiama al barocco, come i vistosi altari marmorei recuperati dalla chiesa distrutta. Affiancato al prospetto è il campanile e, dietro di questo la casa canonica e un giardinetto; il tutto su di una superficie di metri quadrati 1426.

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Opere d’arte

La chiesa è impreziosita da un altare monumentale riccamente intarsiato, dedicato a S. Sofia, da una tavola di S. Nicola di Bari di Giuseppe La Fauci (1601), da una tela di S. Sebastiano di Letterio Paladino e da un Crocefisso di ignoto, proveniente dall’antica Chiesa Parrocchiale

antico altare con la mantaantico altare dedicato a Santa Sofia con la Manta in Argento  attuale collocazione

antico altare di S.Sofia

prima sistemazione dell’altare nel presbiterio della parrocchia

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Crocefisso di ignoto, proveniente dall’antica Chiesa Parrocchiale

 

 

 

altre opere e statue presenti nella nostra Chiesa

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