S. Nicola Santo Patrono



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LA LEGGENDA DI S. NICOLA E IL CULTO A ZAFFARIA

Per comprendere meglio le origini del culto di S. Nicola, ma anche di quello di S. Sofia e della Madonna di Odigitria, è necessario fare un grande salto nel passato e giungere al XII secolo, cioè all’atto di nascita del “casale” di Zaffaria, quando l’Arcivescovo Nicola concesse appezzamenti di terreno a chi era andato ad abitare in quella stessa contrada, ma a condizione che ciascuno corrispondesse in cambio  cereali, orzo, ceci e lino.

Tra gli abitanti trovarono largo consenso i monaci greco-basiliani che avevano il monastero a S.Filippo Inferiore  che assursero ad una posizione di egemonia. Furono questi ecclesiastici molto probabilmente ad introdurre il culto e la devozione a S. Nicola nelle due chiese a lui dedicate sia a Zaffaria che a Pistunina.

La chiesa di S. Nicola era edificata “in flomaria Zaffariae” ed era retta da un “cappellanus grecus” e attualmente la si può identificare con i resti dell’antica matrice del paese nella contrada Chiesavecchia. Sappiamo che questo luogo era officiato da un sacerdote greco già dal 1308.

Tuttavia l’ impianto dell’antico edificio non corrisponde ai canoni della chiese bizantine (l’abside rivolta ad est come per esempio la Badiazza o la chiesa dei Catalani), questo perché probabilmente subì numerosi ampliamenti e modifiche nei secoli successivi.

S. Nicola attualmente è il patrono e il titolare della parrocchia del paese, ma in realtà per alcuni secoli, dal XVI al XVIII, il suo culto è stato dis convertì il vescovo continuo e ridimensionato per via della presenza di S. Sofia, la quale aveva assunto un’importanza immensa per motivi non ancora ben chiari. Addirittura la chiesa madre, che era dedicata a S. Nicola Vescovo di Myra, per oltre due secoli fu intitolata alla Santa di Costantinopoli.

Attualmente nella  chiesa  Parrocchiale è custodito, oltre ad un bellissimo reliquario  anche un’icona raffigurante S. Nicola, realizzata nel 1601 da Giuseppe La Falce.

Ma chi era  San Nicola?

Santo fra i più celebri della cristianità, Nicola nacque intorno al 260 a Pàtara in Asia Minore ( odierna Turchia meridionale). Della sua famiglia e della sua infanzia nulla ci è pervenuto, se non un episodio edificarne      (il mercoledì  e il venerdì succhiava il latte materno una sola volta nella giornata), riflesso delle origini monastiche bizantine dell’antico biografo, Michele archimandrita (VIII secolo).

Intorno all’anno 300 il popolo di Mira lo elesse suo vescovo, sull’esempio di quanto accadde poi per i santi Severo, Ambrogio e altri. Tutto quanto viene detto poi della sua infanzia non si riferisce a lui, ma a un omonimo monaco vissuto duecento anni dopo nella stessa regione ( Nicola archimandrita di Sion e vescovo di Pinara)

il miracolo delle fanciulle

Molto probabilmente l’elezione episcopale a furor di popolo ( nella biografia pero è la voce di Dio che un vescovo ascolta in sogno) fu causata dalla sua fama di santo della carità. Il già citato Michele archimandrita, infatti, fra le sue azioni ricorda l’intervento a favore di tre fanciulle.

Figlio di genitori facoltosi, Nicola era venuto a sapere da un vicino che in una casa, a pochi isolati dalla sua, viveva, con le sue figlie povere, un nobile decaduto. La cosa però che lo scosse maggiormente fu il rimedio che il padre voleva adottare per superare le difficoltà finanziarie, quella di fare prostituire le figlie.

A evitare che il padre infelice mettesse in atto quello sciagurato disegno, Nicola avvolse delle monete d’oro in un panno e nottetempo si recò sotto la finestra di quella casa, lasciando scivolare il sacchetto  all’interno.

Si può ben immaginare la sorpresa del padre, nonchè la grande gioia per la possibilità che gli si presentava di maritare onorevolmente la prima figlia. Qualche tempo dopo Nicola ripete il gesto, e il padre potè fare convolare a giuste nozze anche la seconda figlia.

Si ripromise però di voler conoscere il provvidenziale donatore e cominciò a dormire cercando di cogliere ogni minimo rumore.  Quando per la terza volta udì il tintinnio del sacchetto di monete che cadeva a terra, corse alla porta e dopo un breve inseguimento raggiunse Nicola.

Lo riconobbe, ma Nicola gli fece promettere di non dire alcunchè.

Fu in questi atti di carità che l’Oriente  (agiografia bizantina e letteratura popolare russa) e l’Occidente ( con a capo Dante e San Edward Schwartz al concilio di Nicea (325 d.C.), ma si aggiungevano leggende, come ad esempio lo schiaffo all’eretico Ario che negava la divinità di Cristo.

In reltà, oltre la sua partecipazione al concilio, trovandosi il suo nome  nella lista  di Teodoro il Lettore, del 515 ca., ritenuta autentica dal maggiore esperto di Concili antichi,  Edward Schwartz, nulla si può dire del suo atteggiamento in quel concilio.

Tanto più che nessuno  scrittore del IV secolo lo nomina, e l’encomio del patriarca Proclo ( 390-446) è di dubbia autenticità.

Dovrebbe essere morto, perciò, non più tardi del 335.

il concilio di Nicea

Andrea di Creta, verso l’anno 700, ricordava che Nicola convertì il vescovo Teognide, il che è possibile.

Ma è probabile che nel consesso niceno Nicola fosse fra moderati. Un po  come Eusebio di Cesarea o, più tardi, san’Ilario.

Avverso di Ario, quindi, ma non in linea con san Atanasio, almeno a giudicare dal fatto che Atanasio non lo menzionò mai e che forse si trovava in una opposta collocazione politica. Il più antico biografo del santo ( IV-V secolo) scrisse una Vita di cui ci è pervenuto un solo episodio; citato anche  da altri (Eustrasio  di Costantinopoli) è forse il fatto più storicamente accertato.

Narra di tre ufficiali di Costantino, nell’ambito di una operazione per  sedare una ribellione di mercenari  taifali, scesero  con le loro navi costeggiando l’Asia Minore.Attraccarono ad Andriake (porto di Mira) e concessero alcune ore di libertà ai soldati.

Un gruppo di essi raggiunse Mira, a circa tre chilometri all’interno, e provocò dei disordini.

Di questi furono accusati tre cittadini innocenti i quali furono trascinati sul luogo dell’esecuzione. Alcuni accorsero dal vescovo Nicola, che nel frattempo aveva ricevuto i tre ufficiali, e gli riferirono ciò che stava accadendo.Lasciando  tutto, Nicola  si avviò speditamente dove gli avevano detto che si trovavano i soldati con i condannati. Non li trovò. Si informò nuovamente, e dopo qualche tentativo, giunse finalmente sul luogo proprio mentre il boia si preparava a decapitare i malcapitati. Dopo aver bloccato il boia, e liberati i prigionieri, li condusse al palazzo del governatore Eustazio e lo rimproverò aspramente per aver approfittato della situazione e perchè, in cambio di denaro, aveva condannato tre innocenti

non cìè giustizia senza carità

Quando gli ufficiali Nepoziano, Urso(ne) e Erpilio(ne) rientrarono a Costantinopoli furono accolti trionfalmente. Alla gloria, però, ben presto seguì l’umiliazione. Ablavio, prefettto del pretorio, appoggiò l’accusa di aver tramato ai danni dell’impero, spingendo Costantino a condannarli a morte. La sera precedente all’esecuzione, nel carcere Nepoziano pregò il Signore affinché, come Nicola aveva salvato i tre innocenti a Mira, salvasse anche loro per la sua intercessione. Nicola allora apparve minaccioso in sogno prima all’imperatore poi al prefetto. Quando si svegliarono questi pensarono ad arti magiche, ma il racconto di Nepoziano convisse del miracolo l’imperatore, che li liberò, inviandoli persino a consegnare dei doni al santo vescovo di Mira.

Non essendo ne scrittore ne martire ne monaco, Nicola non attiro l’attenzione dei contemporanei, ma la diffusione del nome “Nicola” nel V secolo e le testimonianze del VI secolo, rivelano che il suo culto da Mira si stava irradiando in tutto l’impero. Grazie al Passionario Romano del 640 circa, Nicola entrava decisamente anche in Occidente. Rabano auro già nell’818 parla do una reliquia a Fulda (Germania). Intanto, un archimandrita bizantino di nome Michele scriveva la prima biografia che ci sia pervenuta e che, data la mancanza di riferimenti all’iconoclasmo, potrebbe essere datata  al 720 circa. Su di essa ne elaborava una il patriarca di Costantinopoli Metodio ( morto nell’847), al quale si riferisce Giovanni diacono di Napoli (880 circa), dal quale dipendono tutte le vite latine.

il miracolo del grano

Oltre ai già narrati, una certa notorietà ebbero anche episodi come il tributo, con Nicola che ne ottenne la riduzione per i miseri suoi concittadini, oppure le navi granarie in tempo di carestia, di cui convinse i capitani delle navi a scaricarne parte nella citta di Mira, oppure la distruzione del tempio di Artemide. Tutti episodi più  che realistici, a testimonianza della concreta carità del vescovo verso il suo gregge, ma che gli agiografi vollero abbellire con conclusioni miracolistiche ( la concessione imperiale di riduzione del tributo arrivava per mare in giornata da Costantinopoli a Mira, il peso del grano all’arrivo a Costantinopoli risultava lo stesso della partenza di Alessandria, nonostante la consegna a Nicola, e così via).

Intorno all’anno 900, san Nicola divenne il santo più venerato in Oriente e in Occidente.Inoltre, da protettore dei carcerati e condannati a morte, nonchè delle fanciulle da marito, per i tanti miracoli che andorono ad aggiungersi alle Vite, divenne anche il protettore dei marinai. E quando qualcuno cominciò a scrivere che aveva salvato tre bambini (invece di tre innocenti) nacque anche il suo patronato sui bambini ( invece di tre innocenti ) nacque anche il suo patronato sui bambini con le relative  leggende che sfoceranno nella  gioiosa figura di Santa Claus o Babbo Natale.


il vescovo scelto da Dio

Intanto nell’XI secolo, il destino di San Nicola venne ad incrociarsi con quello di una città della Puglia, Bari, la quale, conquistata dai Normanni(1071) era caduta in una crisi politica ( perdendo il ruolo di  capitale bizantina dell’Italia ) e commerciale.La città pugliese risolse almeno la seconda, grazie all’intraprendenza di 62 marinai in missione commerciale ad Antiochia di Siria. Rinviato un primo tentativo per la presenza dei saraceni, nel secondo, sulla via del ritorno, irruppero nella chiesa di Mira e si impadronirono  delle reliquie del Santo , giungendo a Bari la domenica 9 maggio 1087. Tutta l’Europa venne a conoscenza dell’evento, che gode tra l’altro di una massiccia documentazione (archivio della basilica di san Nicola di Bari) .  Dopo un violento contrasto, il popolo barese ottenne dall’arcivescovo Ursone che l’antica residenza  del catepano (governatore bizantino dell’Italia Meridionale) fosse ristrutturata, e da palazzo civile divenne una basilica.






L’ecumenicità del santo fece sì che non solo dai paesi di tradizione latina ( come Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Belgio, Spagna) ma anche da quelli slavi (come Russa, Serbia, Croazia, Polonia) giunssero pellegrini, a testimonianza di un culto più forte della stessa divisione delle chiese in cattolica e ortodossa. Il pellegrinaggio russo ortodosso a Bari è divenuto oggi quotidiano. La Sala del Tesoro ( preziosi sopratutto i doni normanni e angioini), è una testimonianza di questa università di devozione.

Gerado Cioffari

I Santi nella storia ed. S.Paolo

Le tradizioni popolari


Tra le tradizioni popolari legate al santo la più significativa è sicuramente quella legata alla modalità di presentazione dei doni in occasione della festa del santo (dal camino, nella calza, nella scarpa), che probabilmente deriva dalla leggenda secondo cui San Nicola regalò denaro alle tre figlie dell’uomo indebitato. San Nicola (St. Nicolaus o Santa Claus) porta i regali ai bambini in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Svezia e in altri paesi. Nella tradizione ceca la strenna di San Nicola avveniva il 5 dicembre, alla vigilia della festa del santo. Già dal Medioevo esiste (soprattutto in alcune zone d’Italia) la tradizione delle maschere di San Nicola, che giunge accompagnato da un angelo e da un diavolo che visitano le case portando i regali ai bambini buoni.

A Bari l’8 maggio si festeggia la traslazione delle ossa di San Nicola con un corteo storico ed una “regata” sul mare con le barche cariche di gente che vanno verso la statua del santo (le reliquie del Santo si trovano nella cripta della Chiesa di San Nicola sul Lungomare di Bari, dedicato all’Imperatore Augusto).

Tutto questo ci dice come nel cuore  della gente semplice la figura di questo Santo  non sia mai stata qualcosa di lontano o inavvicinabile, ma piuttosto quella di un potente, affettuoso amico sempre pronto a correre in soccorso dei deboli ed a donare loro le piccole felicità della vita, insieme a quelle più grandi della Speranza e della Fede.

sannicola


San Nicola nell’arte a Zafferia


Mercoledì 1 dicembre 2010, un momento di grazia nei tre giorni in cui p.Giuseppe Morabito parroco di Ganzirri ci ha preparato alla festa di San Nicola per farci conoscere di più il nostro Patrono.

Padre Giuseppe riferendosi al brano del Profeta Isaia (25,6-10) ci ha parlato di come il Signore ci invita sul “ monte” , dove ci offre un banchetto di cibi succulenti e vini eccellenti e dove tutti siamo “invitati” . San Nicola  ha accettato questo invito, si è cibato della Parola di Dio ed è diventato “Parola vivente”.

Chiamato dal Signore ha lasciato tutte le sue ricchezze per donarsi, si è fatto tutto a tutti quelli che il Padre gli aveva messo accanto. Diventato Vescovo si prese cura del popolo che il Signore gli aveva affidato, “ ebbe compassione” come dice Gesù nel Vangelo di Matteo 15,29-37 e li  “sfamò” con la sua persona, con il suo esempio e sopratutto con  la Parola e i Sacramenti che donava: gli diete da mangiare “tutti mangiarono e furono saziati e ne avanzarono sette sporte piene“. E’ stato un discepolo attento e premuroso.

Quelle sporte piene e avanzate sono la grazia che il Signore ancora oggi semina abbondantemente  nei nostri cuori, sta a noi aprire il cuore come San Nicola e farci invadere da questa fiamma di grazia che Gesù ci offre con abbondanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INNO A SAN NICOLA

Un bimbo a noi dal cielo è donato

rinato a vita nel Battesimo,

Nicola, lùminoso , dal fonte  tu ,sorgesti

Icona della vita che non muore

 

Della Chiesa glorioso pastore

San Nicola protettore,

alla scuola del Salvatorte.

tu ci guidi all’unità

 

Tu difendesti con grande coraggio

la fede in Gesù Cristo Uomo-Dio

formato dallo Spirito, nel grembo di Maria

e Figlio di Dio in questa  nostra Umanità

 

Verace testimone del Vangelo,

dei poveri e dei piccoli sei Padre,

li esclusi liberasti con fede dagli  abusi

e il popolo in ogni sua necessità

 

I  marinai  dal mare in tempesta,

tre bambini  dall’oste maligno;

donasti alle fanciulle, pastore premuroso,I

la gioia e la letizie per le nozze.

 

Da Oriente ad Occidente un solo  canto,

che abbatte i muri di ogni divisione,

che fa di tanti figli, di nuovo una famiglia:i

la Chiesa una e santa del Signor

 

Si compia il desiderio di unità

in questa nostra fragile umanità,

di tanti chicchi sparsi si faccia un solo pane

che sia odoroso di beata eternità

padre Salvatore Trifirò

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